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Nel 2002 l'Italia è stato contemporaneamente l'ottavo paese fornitore e l'ottavo paese cliente del Sud Africa. Viceversa, il Sud Africa è stato il ventiduesimo paese fornitore e il quarantaseiesimo paese cliente dell'Italia. Occorre precisare - come fatto in precedenza - che esistono forti discrasie tra i dati di interscambio ufficiali pubblicati dagli uffici statistici dei due paesi, in quanto nei dati rilevati dal Sud Africa non compaiono le esportazioni di oro e platino che invece rappresentano una componente molto rilevante nell'import italiano, il 52% del valore totale delle importazioni dal Sud Africa. Di conseguenza, il segno del saldo della bilancia commerciale è opposto se si considerano le statistiche del South African Revenue Service piuttosto che quelle pubblicate dall'Istat. Oltre a ciò, se consideriamo l'intero volume dell'interscambio commerciale includendo anche le importazioni in Italia di oro e platino, l'Italia da ottavo partner, come indicato dalle statistiche sudafricane, diventerebbe probabilmente sesto. Secondo i dati Istat, nei primi dieci mesi del 2003 ad una moderata flessione delle esportazioni italiane verso il Sud Africa, pari al 2,1%, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, si contrappone una consistente contrazione del valore delle importazioni (-28,4%), determinando una sensibile riduzione del deficit bilaterale per l'Italia che, con circa 500 milioni di euro, rappresenta il livello più basso registrato negli ultimi dieci anni. La flessione delle importazioni dal Sud Africa è chiaramente attribuibile alla più volte menzionata massiccia rivalutazione del rand registrata nel 2002-2003, ciò che ha evidentemente spinto gli importatori italiani ad individuare mercati di approvvigionamento alternativi.
Esportazioni italiane Negli ultimi anni, le esportazioni italiane verso il Sud Africa hanno sperimentato un andamento altalenante. Dopo la forte espansione registrata nel 2000 (19,8%) e la più moderata, ma sempre consistente, crescita del 2001 (7,8%), nel 2002 hanno mostrato una contrazione (-6,2%) che appare meno pronunciata nei primi dieci mesi del 2003 (-2,1%) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'Italia esporta in Sud Africa prevalentemente macchine per impieghi industriali, apparecchiature di telecomunicazione, autoveicoli e loro parti e prodotti chimici di base. Pur presentando il mercato del Sud Africa notevoli opportunità per i prodotti del made in Italy, esistono ancora delle difficoltà di assorbimento delle produzioni italiane a causa della forte concorrenza esercitata dai paesi emergenti. Accanto alla buona - ma non costante - performance dei settori della meccanica, dell'agro-alimentare, della carta, si rilevano le attuali non brillanti dinamiche dei settori tradizionali del tessile-abbigliamento, delle ceramiche, dei mobili. Andamenti erratici si segnalano inoltre per la chimica, l'elettronica, gli autoveicoli e gli altri mezzi di trasporto. In generale, l'Italia si è affermata come fornitore di quei beni capitali e ad alto valore aggiunto che l'economia sudafricana non è ancora in grado di produrre autonomamente, perlomeno non nella misura di cui necessita. La quota di mercato detenuta dai produttori italiani è, peraltro, ancora inferiore rispetto a quella degli altri maggiori paesi industrializzati, nonostante la buona penetrazione della produzione nazionale in altri mercati esteri: vi sono, quindi, da un punto di vista generale, ancora margini di miglioramento di questo tipo di esportazioni italiane. L'analisi delle quote di mercato sulle importazioni di manufatti del Sud Africa rivela che, a fronte di una sostanziale tenuta della quota aggregata dell'Italia (4,6% nel 2002, lievemente ridotta al 4,3% nei primi nove mesi del 2003), si celano tendenze declinanti per i prodotti tradizionali del modello di specializzazione internazionale dell'Italia, mentre interessanti guadagni di posizioni relative sono state conseguite nell'ambito del comparto delle macchine utensili e della meccanica specializzata.
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Importazioni italiane Anche per le importazioni di merci dell'Italia dal Sud Africa negli ultimi anni non si registra un profilo uniforme. Dopo il consistente incremento del 2000 (10,4%) e l'altrettanto cospicua flessione del 2001 (-17,5%), nel 2002 gli acquisti italiani hanno sperimentato una sostanziale stabilità (+0,8%) mentre appaiono in sensibile contrazione nei primi dieci mesi del 2003, soprattutto a causa dell'apprezzamento del rand. L'Italia importa dal Sud Africa prevalentemente metalli e pietre preziose, prodotti minerari, prodotti della siderurgia e della filiera agro-alimentare. Nel 2002 si sono registrati elevati tassi di crescita delle importazioni di pietre e metalli preziosi, come pure di prodotti minerari e prodotti della pesca. Tale tendenza sembra però essersi rovesciata nei primi dieci mesi del 2003 quando si sono manifestate sensibili flessioni negli acquisti dal Sud Africa dei citati comparti merceologici, particolarmente nei settori fortemente sensibili alla competitività dei prezzi, deterioratasi per effetto dell'apprezzamento del rand.
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Soltanto a partire dal 1998, si è risvegliato un significativo interesse degli investitori italiani per il Sud Africa, rispetto alla stasi degli anni precedenti, parallelamente ai progressi delle politiche governative di stabilizzazione macroeconomica e di liberalizzazione che hanno reso il paese una destinazione sempre più competitiva e attraente per gli investimenti diretti esteri. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative di localizzazione produttiva da parte delle imprese italiane. Si citano in particolare la Fiat Auto che si è insediata in Sud Africa con stabilimenti per la produzione e l'assemblaggio di autovetture, la Magneti Marelli, con iniziative di produzione di componenti per auto, la Società Aeroporti di Roma che ha acquisito una partecipazione minoritaria nella società aeroportuale sudafricana ACSA, la Parmalat che è diventata leader in alcuni importanti segmenti del mercato agro-industriale, la Mario Levi Spa che produce pelletterie per auto, la COMAU attiva nel settore meccanico, la Luxottica e la Pirelli che possiedono aziende di distribuzione per la commercializzazione dei propri prodotti. Ulteriori investimenti sono stati effettuati da IVECO (veicoli industriali), Pirelli Cavi (cavi e fibre ottiche), SICAD (nastri adesivi per imballaggio), Bonfiglioli (riduttori), FILK (catename in oro). In generale, i rapporti economico-commerciali tra Italia e Sud Africa hanno anche registrato negli ultimi anni una accresciuta presenza di uffici di rappresentanza di società italiane, fra le quali vale la pena citare quello della Banca di Roma, che rappresenta, purtroppo, l'unica presenza in Sud Africa del sistema bancario italiano. Da segnalare anche l'inclusione della società Agusta nella lista delle società prescelte dal Governo sudafricano a seguito della gara internazionale per l'aggiudicazione di commesse nel settore militare, la maggiore al mondo in termini di forniture richieste. Alla Agusta è stata assegnata una importante commessa per la fornitura di 30 elicotteri da combattimento, con una opzione per altri 10 da fornire eventualmente nei prossimi anni. Tale gara è da valorizzare anche come volano per innescare un flusso di investimenti diretti italiani in Sud Africa, sia nel campo della difesa, che negli altri campi relativi alle proposte di off-set indiretto, obbligatorie in base alla normativa vigente in Sud Africa.
Entrato in vigore il 1° gennaio 2000, il TDCA (Trade, Development and Cooperation Agreement) è un accordo commerciale e di sviluppo che si pone, come obiettivo finale, la creazione di una zona di libero scambio tra l'U.E. ed il Sud Africa. Da un punto di vista più strettamente economico, tale trattato è da considerare come un accordo di libero scambio di nuova generazione, successivo cioè all'istituzione dell'OMC. Per la prima volta entità e dimensione della liberalizzazione tariffaria sono così ampie ed investono settori così numerosi e talvolta sensibili, incluso quello agricolo. Ben il 95% delle esportazioni sudafricane e l'86% di quelle dell'Unione Europea saranno completamente liberalizzate in un periodo di 10-12 anni. Gli effetti positivi dell'Accordo sull'interscambio commerciale tra Italia e Sud Africa sono emersi nei paragrafi precedenti. Per quanto riguarda l'interscambio globale UE - Sud Africa, i dati relativi al primo anno di applicazione (il 2000) hanno fatto stato di un vero e proprio boom dell'export del Sud Africa verso l'Europa, pari addirittura al 35%, mentre le importazioni dalla stessa area sono aumentate del 20%. Anche nel corso degli anni successivi all'entrata in vigore dell'accordo, la crescita è continuata a ritmi significativi, pur in presenza del generale rallentamento dell'economia mondiale nel 2001 e della rivalutazione del rand registrata nel 2002-2003, che ha di fatto scoraggiato le importazioni europee dal Sud Africa. Un anno dopo l'entrata in vigore del TDCA sono state superate anche le difficoltà per la firma di un accordo in materia di vini ed alcolici (avvenuta a gennaio 2001), che ha messo fine ad un negoziato lungo e difficile su una materia verso la quale anche l'Italia ha un evidente interesse diretto (tutela delle espressioni tradizionali di talune bevande alcoliche tra le quali la "grappa", questione che aveva rischiato di pregiudicare l'entrata in vigore dell'intero Accordo alla fine del 1999).
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