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L'inserimento
del Sud Africa nelle
relazioni economiche
internazionali
1.
Introduzione
Il Sud Africa - a partire dal 1994, anno in cui è
si è formato il primo governo democratico - si
è presentato al mondo come una delle più
promettenti e sofisticate economie emergenti del momento. La
peculiare combinazione di un sistema infrastrutturale di
livello occidentale e di un maturo sistema economico di
mercato ha creato un ambiente imprenditoriale
particolarmente dinamico e aperto agli investimenti, con
vantaggi comparati di grande importanza.
Proprio l'apertura del sistema economico alle relazioni
internazionali ha rappresentato una delle prime
priorità del governo sudafricano, che in pochi anni
non solo ha ottenuto la piena integrazione del Paese nelle
grandi organizzazioni internazionali, ma ha anche proceduto
alla firma di importantissimi accordi commerciali sia
bilaterali che regionali che hanno contribuito a fare del
settore estero l'area più dinamica e promettente
dell'economia.
Fra i provvedimenti adottati, menzioniamo la graduale
liberalizzazione dei cambi, la riduzione generalizzata delle
tariffe doganali, l'eliminazione di molti ostacoli
legislativi all'ingresso degli investimenti dall'estero e
alla loro eventuale uscita successiva, la creazione di un
sistema di incentivi all'investimento dall'estero specie in
alcune zone del Paese, la sottoscrizione di numerosi accordi
di liberalizzazione del commercio, l'istituzione di un
organismo governativo (Trade and Investment South Africa,
dipendente dal Ministero del Commercio con l'Estero e
dell'Industria) addetto alla promozione delle relazioni
economiche internazionali.
Tali politiche, insieme alla liberalizzazione interna di
molti settori, hanno dato, e continueranno a dare, impulso
alla competitività degli ambienti imprenditoriali
sudafricani. Il grado di apertura dell'economia dovrebbe
aumentare, consolidando la tendenza registrata negli ultimi
anni: tra il 1998 ed il 2002 l'interscambio del Sud Africa
con gli altri paesi è cresciuto ad un ritmo medio di
circa il 20%.
2. Relazioni commerciali del
Sud Africa con il resto del mondo
A conclusione del lungo periodo dell'apartheid, il Sud
Africa è stato reintegrato nei principali organismi
multinazionali (W.T.O., Banca Mondiale, F.M.I., ecc.). Su
scala regionale, inoltre, è diventato innanzitutto
membro della comunità economica per l'Africa australe
S.A.D.C. (Southern African Development Community),
diventandone presto il vero protagonista e l'elemento
propulsore. Tale organismo riunisce 14 Paesi dell'Africa
sub-sahariana (Angola, Botswana, Lesotho, Malawi, Mauritius,
Mozambico, Namibia, Repubblica Democratica del Congo,
Seychelles, Sud Africa, Swaziland, Tanzania, Zambia,
Zimbabwe) i quali, pur presentando un andamento economico
fortemente differenziato, sono caratterizzati da
significative prospettive di sviluppo e integrazione.
All'interno del SADC la parte del leone è ovviamente
ricoperta dal Sud Africa, che da solo produce oltre il 70%
del PIL complessivo (per una comparazione fra i dati
economici più importanti dei diversi paesi membri del
SADC nel 2002, v. tabella). La tabella di marcia del SADC,
che prevede l'applicazione di politiche commerciali interne
ed estere uniformi, implicherà nei prossimi anni la
libera circolazione del capitale, umano e finanziario, e di
tutte le merci, mettendo a disposizione del Sud Africa
un'area di libero scambio con oltre 200 milioni di
persone.
Altra istituzione di integrazione regionale esistente
nell'area australe è la S.A.C.U. (Southern African
Custom Union), un accordo di unione doganale tra Sud Africa,
Botswana, Lesotho, Zimbabwe e Namibia. Meritevoli di
notevole interesse sono gli accordi stipulati dal Sud Africa
con l'Unione Europea e con gli Stati Uniti. Il primo
trattato (TDCA - Trade and Development Cooperation
Agreement), operativo dal 1 gennaio 2000, prevede la
creazione di un'area di libero scambio attraverso la
graduale liberalizzazione dei dazi su oltre il 90% dei
prodotti caratterizzanti l'interscambio, entro un arco
temporale di 10 anni. I prodotti oggetto dell'accordo sono
raggruppati in diverse categorie a seconda del grado di
"sensibilità" nei confronti dell'economia sudafricana
(si possono ricordare agricoltura, tessile, acciaio,
pellami, auto).
Gli effetti dell'accordo, che si estende anche ad altre
importanti materie oltre a quelle economiche e commerciali,
sono stati di grande rilevanza, con un aumento ingente sia
delle esportazioni dal Sud Africa verso l'U.E. che delle
importazioni dall'Europa (per i dettagli su tale tendenza,
v. dati nell'ultimo capitolo).
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, tradizionalmente fra
i primissimi partner commerciali del Sud Africa, notevole
impulso ad un ulteriore rafforzamento delle relazioni
bilaterali è derivato dalla decisione statunitense di
adottare un provvedimento unilaterale di apertura del
proprio mercato a diversi ed importanti prodotti provenienti
da alcuni Paesi africani, fra i quali lo stesso Sud Africa;
si tratta dell'A.G.O.A. - Africa Growth and Opportunity Act,
adottato nel corso del 2001 e in vigore fino al 2008, che
prevede l'ingresso nel mercato statunitense a tariffa zero
di prodotti provenienti da settori considerati "sensibili"
nelle diverse economie africane, quali il tessile, il
conciario, l'orafo (sui dettagli dell'AGOA e sulle
prospettive che esso può comportare anche per
eventuali imprese europee che volessero investire in Sud
Africa per produrre beni da esportare successivamente negli
USA, v. riquadro seguente). Oltre a ciò, va
sottolineato che Sud Africa e Stati Uniti stanno attualmente
negoziando un vero e proprio accordo di libero scambio che
potrebbe essere sottoscritto già alla fine del
2004.
Alla fine del 2000, infine, il Sud Africa è stato
invitato dai Paesi membri del MERCOSUR ad aderire al
trattato sudamericano o a trovare comunque intese
commerciali che ne incoraggino l'interscambio, fino ad oggi
rimasto su valori piuttosto modesti. La sua adesione formale
porterebbe con sé anche quella degli altri Paesi del
SADC, stabilendo in tal modo un'importante area
preferenziale sud-sud.
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A.G.O.A.
L' African Growth and Opprtunity Act è il
nome di una legge degli Stati Uniti del maggio del
2000, intesa a rendere più facile l'accesso
al mercato americano - in certi casi duty-free e
quota-free - di una serie di prodotti provenienti
dai Paesi dell'Africa sub-sahariana che, oltre a
quanto previsto dal Sistema di Preferenze
Generalizzato, dimostrano di rispettare certe
condizionalità politiche (diritti umani,
democrazia, stato di diritto, lotta alla
povertà) ed economiche (liberalizzazione dei
mercati). Un atto non-negoziato, quindi, con
scadenza nel 2008, che però concede benefici
commerciali non soggetti a reciprocità ai
paesi cosiddetti "eleggibili" (attualmente 37) ma,
di riflesso, anche a stranieri che decidono di
investire in questi Paesi.
L'impatto dell'AGOA sulle esportazioni dei paesi
beneficiari è stato molto positivo. Nel
2003, le importazioni degli Stati Uniti da questi
Paesi sono cresciute di circa il 45% rispetto al
2002 e gli acquisti dal Sud Africa del 15%. Questi
ultimi sarebbero però molto superiori se si
depurassero i dati dal commercio di prodotti
energetici che rappresenta la maggior parte dei
flussi di importazione degli Stati Uniti dai paesi
beneficiari dell'AGOA (vedi, ad esempio, le
importazioni petrolifere dalla Nigeria).
Si segnala il fortissimo incremento delle
importazioni di autoveicoli dal Sud Africa,
aumentate del 42,8% rispetto all'anno precedente.
Altri prodotti esportati con successo dal Sud
Africa nel contesto dell'AGOA sono quelli
agroalimentari (vino, frutta, funghi), acciaio e
prodotti chimici. Si segnalano, in particolare, le
buone opportunità createsi nel settore
tessile-abbigliamento, che ha fatto registrare un
notevole ampliamento della penetrazione sul mercato
statunitense e nel quale appaiono interessanti le
opportunità per eventuali investitori
italiani. Infine, occorre segnalare che è
attualmente in corso un intenso negoziato fra Stati
Uniti e Sud Africa per la firma di un vero e
proprio accordo di libero scambio, la cui
finalizzazione potrebbe già avvenire alla
fine del 2004.
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3. Andamento dei conti con
l'estero
La fine dell'isolamento commerciale e il conseguente
processo di integrazione del Sud Africa nel sistema
economico internazionale, collegato alla fine del regime
dell'apartheid, hanno determinato un sostanziale mutamento
della dinamica dei conti con l'estero del paese. Le sanzioni
economiche e la moratoria sul debito avevano forzato il Sud
Africa, durante gli anni ottanta, a diventare esportatore
netto di capitali. In quegli anni, si registravano ampi
surplus commerciali, realizzati attraverso provvedimenti
restrittivi sulla domanda e programmi di sostituzione delle
importazioni. Il cambiamento politico degli anni novanta ha
determinato la fine delle sanzioni economiche e l'avvio di
un ampio programma di liberalizzazione commerciale. Dal
punto di vista dei movimenti di capitale, a partire dal 1994
il paese ha beneficiato di un consistente afflusso di
risorse finanziarie dall'estero, anche se principalmente
sotto forma di investimenti di portafoglio.
Nel 2002, per la prima volta dal 1994, si è
registrato un piccolo surplus nella bilancia delle partite
correnti, principalmente grazie all'aumento delle
esportazioni di servizi. Anche il saldo della bilancia
commerciale ha fatto registrare un incremento dell'attivo,
soprattutto a causa del forte aumento delle esportazioni di
oro sospinte dalla elevata domanda internazionale. Nei primi
nove mesi del 2003, tuttavia, si è manifestato
nuovamente un segno negativo nel saldo delle partite
correnti, primariamente indotto dalla riduzione dell'avanzo
mercantile, ascrivibile al consistente apprezzamento del
rand e alla debole intonazione della domanda
internazionale.
Il debito totale estero del paese resta a livelli di
ampia sostenibilità e tale fattore, insieme alla
prolungata stabilità macroeconomica e alla rigorosa
condotta nella politica fiscale, ha indotto nel 2003 le
principali agenzie di rating internazionale a migliorare il
proprio giudizio circa il grado di affidabilità
finanziaria del Sud Africa.
4. Orientamento geografico del
commercio con l'estero
Le statistiche del commercio estero pubblicate dal Sud
Africa non contemplano le esportazioni di oro e di altri
metalli preziosi e come tali risultano sottostimate rispetto
ai valori effettivi.
Ciò premesso, dal 1998 al 2002 il valore nominale
degli scambi commerciali con l'estero del Sud Africa ha
sperimentato una consistente espansione. Sia le esportazioni
che le importazioni hanno fatto registrare notevoli tassi di
incremento. Nel 2002 si è registrato un saldo
mercantile positivo pari a 8,4 miliardi di Rand. Nei primi
undici mesi del 2003, il saldo commerciale è
diventato negativo, a causa di una flessione delle
esportazioni superiore a quella delle importazioni,
principalmente indotta dal rafforzamento del rand.
a) I principali mercati di approvvigionamento
Nel 2002 più del 44% delle importazioni del Sud
Africa sono giunte dall'Europa, il 94% delle quali
dall'Unione Europea. L'Asia rappresenta il 22,7% e il Nord
America il 12,6% del totale degli acquisti dall'estero,
seguite dal Medio Oriente con una quota del 10%. Tuttavia,
Medio Oriente, America latina e Africa sono le regioni le
cui vendite sul mercato sudafricano negli ultimi anni hanno
fatto registrare le dinamiche maggiormente espansive.
Nei primi undici mesi del 2003, la Germania si è
confermata il principale paese fornitore del Sud Africa
(14,8% delle importazioni sudafricane), sia pur in flessione
rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, seguita
dagli Stati Uniti (9,7% a gennaio-novembre 2003 rispetto
all'11,7% dello stesso periodo del 2002), dal Regno Unito
(8,7%) e dal Giappone (7,1%). L'Italia figura in nona
posizione tra i fornitori di merci del Sud Africa con una
quota del 3,2%.
b) I principali mercati di sbocco
Europa, Asia e Africa sono le principali destinazioni
delle esportazioni del Sud Africa. Nel 2002, le esportazioni
verso l'Europa hanno rappresentato più del 30% delle
vendite totali del paese all'estero, seguite dall'Asia con
una quota del 15% e dall'Africa (14%), di cui circa il 60%
sono destinate ai mercati SADC. Negli ultimi anni, la
crescita delle esportazioni verso il Nordamerica è
stata considerevole e riflette il recente accesso
preferenziale per le merci sudafricane sul mercato degli
Stati Uniti garantito dall'AGOA, cui si è accennato
in precedenza. Anche la crescita delle esportazioni del Sud
Africa verso l'Europa e gli altri paesi del continente
africano è stata significativa.
Nei primi undici mesi del 2003, gli Stati Uniti, con una
quota del 9,5% sul totale delle esportazioni sudafricane,
hanno superato il Regno Unito (9,1%) come principale paese
cliente, cui segue il Giappone (8,1%) che, a sua volta,
grazie alla forte crescita delle esportazioni sudafricane
(30,1%), ha superato in graduatoria la Germania (6,4%).
L'Italia risulta il settimo paese cliente con una quota del
2,7% sul totale delle vendite all'estero del Sud Africa (va
peraltro sottolineato che le statistiche sudafricane non
specificano i mercati di sbocco di importanti esportazioni
come oro ed altri metalli preziosi, che costituiscono invece
fra i beni maggiormente importati dall'Italia. In effetti,
includendo tali materie prime, l'Italia figurerebbe molto
probabilmente fra il quinto ed il sesto cliente del Sud
Africa).
5. Orientamento settoriale del commercio
con l'estero
a) Importazioni del Sud Africa
Le importazioni del Sud Africa sono costituite
tipicamente da prodotti manifatturieri ad elevato valore
aggiunto che rappresentano una quota di circa l'85% del
totale dei prodotti importati e la cui composizione è
rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi anni.
Nei primi undici mesi del 2003 le principali cinque
categorie merceologiche sono costituite da macchinari,
prodotti dell'industria mineraria, apparecchiature
elettroniche, prodotti chimici, mezzi di trasporto. La sola
categoria dei macchinari occupa una quota di oltre il 27%
sugli acquisti dall'estero del Sud Africa (vedi
tabella).
Le citate categorie merceologiche sono anche quelle che,
negli ultimi anni, hanno mostrato le dinamiche più
elevate, considerata la loro crescita media annuale e la
loro quota relativa sul totale delle importazioni.
Una particolare nota merita il comparto dei prodotti
delle miniere e delle cave che comprende, fra l'altro, il
petrolio greggio ed il marmo. Le importazioni di petrolio
greggio dall'Arabia Saudita e dall'Iran hanno mostrato un
andamento molto dinamico negli anni immediatamente
successivi alla fine dell'apartheid ed al giorno d'oggi
costituiscono gran parte delle importazioni del settore.
Si deve notare, infatti, che sebbene il Paese sia ricco
di giacimenti minerari, non dispone di riserve petrolifere.
Nel periodo dell'embargo economico era stata avviata una
produzione locale di combustibili ottenuti da vari elementi,
con scarsi risultati in termini di efficienza. Appena
possibile essi sono stati sostituiti con i derivati del
petrolio e i paesi fornitori di tale materia prima sono
diventati velocemente degli importanti partner commerciali
del Paese (v. Arabia Saudita).
b) Esportazioni del Sud Africa
Pietre e metalli preziosi e semi-preziosi costituiscono
la principale voce di esportazione del Sud Africa, pari al
23,5% delle vendite totali all'estero del paese nel periodo
gennaio-novembre 2003. Altre categorie merceologiche
maggiormente esportate sono i prodotti dell'industria
mineraria, i metalli di base, i macchinari e le
apparecchiature meccaniche, gli autoveicoli. Queste cinque
categorie rappresentano circa i tre quarti del valore totale
delle esportazioni (vedi tabella).
I mezzi di trasporto, che rappresentano una quota del
9,2% delle esportazioni totali nei primi undici mesi del
2003, negli ultimi anni hanno mostrato una dinamica molto
elevata, soprattutto grazie all'accesso preferenziale di cui
il Sud Africa gode nel mercato degli Stati Uniti,
nell'ambito dell'AGOA, e alla positiva integrazione dei
produttori sudafricani nell'ambito del ciclo produttivo
delle multinazionali installatesi nel paese.
Nonostante la buona diversificazione dell'economia, va
peraltro sottolineato che le esportazioni del Sud Africa
sono ancora molto legate alle attività estrattive, in
particolare metalli e pietre preziose e prodotti generici
delle miniere. Questi due comparti costituiscono oltre il
40% delle esportazioni e rappresentano i saldi positivi
più ingenti. Per stabilizzare la bilancia commerciale
il Governo dovrà incentivare l'esportazione dei beni
di consumo e di beni capitali che godono di prezzi
più costanti nei rispettivi mercati mondiali.
In effetti, il Paese si sta muovendo proprio in questa
direzione. Il comparto autoveicoli - come sopra accennato -
ha evidenziato una continua espansione negli ultimi anni,
che lo ha portato a registrare una crescita annuale
superiore al 25%, la più elevata fra tutti i comparti
dell'export. La forte crescita delle esportazioni di questo
settore è dovuta alla presenza di grandi
multinazionali dell'automobile (Ford, BMW, Daimler-Chrysler,
Toyota, Volkswagen, FIAT, etc.) che sono intrinsecamente
votate al mercato globale.
Fra i comparti particolarmente dinamici dell'export
sudafricano vanno segnalati i prodotti chimici e le fibre
sintetiche, i prodotti alimentari, bevande e tabacco e,
infine, il legno e la gomma.
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