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Situazione economica
generale del Paese
1.
Introduzione
La squadra economica scelta
da Nelson Mandela, primo Presidente della Repubblica del Sud
Africa post-apartheid, si è trovata a dover
affrontare una situazione economica particolarmente
complicata: alti tassi d'inflazione, crescita economica
assai scarsa, cospicuo deficit del bilancio pubblico,
rapporti con l'estero quasi nulli a causa della politica di
embargo adottata dalle Nazioni Unite nei confronti del Sud
Africa segregazionista, forte dipendenza dalle materie
prime.
Inoltre, accanto a tali
aspetti spiccatamente macroeconomici, il nuovo Sud Africa
è nato con fortissimi problemi sociali fra la
popolazione di colore quali una profonda arretratezza
sociale, indici di disoccupazione elevatissimi, quasi totale
assenza di forza lavoro specializzata e addestrata,
condizioni di miseria diffusa, ecc.
In altri termini, accanto ad
una realtà macroeconomica di non facile soluzione, il
governo sudafricano ha dovuto affrontare anche l'immane
sfida dell'inserimento della popolazione di colore
nell'economia del paese, al fine di promuoverne il
più rapidamente possibile le condizioni di vita. Dopo
il miracolo politico di una transizione indolore e
non-violenta dall'apartheid alla democrazia, si trattava di
trovare le strategie appropriate per un miracolo anche
economico e sociale, operazione dai tempi evidentemente
più lunghi.
Dal punto di vista della
politica economica, il governo Mandela e, successivamente,
quello attuale del Presidente Mbeki, hanno adottato una
strategia tesa innanzitutto al riequilibrio delle principali
variabili macroeconomiche e, quindi, alla riduzione
dell'inflazione, alla contrazione del deficit pubblico,
all'equilibrio dei conti con l'estero, ecc. Oltre a
ciò, veniva previsto un forte impulso alle
privatizzazioni delle grandi compagnie statali, la riforma
della spesa pubblica e del regime di tassazione, misure per
incoraggiare gli investimenti sia interni che provenienti
dall'estero, allentamento delle misure di controllo dei
cambi, apertura dell'economia al commercio
internazionale.
I risultati sono stati
largamente positivi sul piano del riequilibrio della
situazione macroeconomica (v. più avanti), ma molto
meno su quello della crescita economica e della lotta contro
la disoccupazione, aspetti di cui ci occuperemo nei dettagli
più avanti.
2. Struttura dell'economia
Oggi l'economia sudafricana è profondamente
diversa da quella basata sul binomio miniere-agricoltura di
un secolo fa. Il settore manifatturiero ed il terziario sono
diventati i settori più importanti e contribuiscono
alla formazione del PIL in misura più che doppia del
settore minerario. Ciò nonostante la ricchezza
mineraria del Paese gioca un ruolo vitale nell'economia
sudafricana, contribuendo per il 30% circa alle entrate in
valuta straniera (per l'incidenza di ciascun macrosettore
sul PIL, v. grafico 1).
L'economia sudafricana, che
rappresenta il 28% del PIL di tutta l'Africa e supera quello
di Nigeria ed Egitto insieme, domina il continente anche in
termini di infrastrutture e risorse finanziarie,
nonché di sofisticazione dei suoi modelli di
sviluppo. Sono diversi i fattori di sviluppo del Paese, che
costituiscono indubbi vantaggi competitivi: oltre alle
elevate disponibilità di materie prime (oro, platino,
vanadio, manganese, uranio, prodotti agricoli, lana,
pellami, legname, ecc.) e fonti energetiche a basso costo,
il Sud Africa si è dotato di ampie aree industriali,
moderne e diversificate infrastrutture, un efficiente
terziario (banche, assicurazioni, commercio, ecc.) ed
avanzati sistemi di trasporto e di distribuzione. A tutto
questo si aggiungono affidabilità finanziaria,
ridotti costi della manodopera rispetto all'Europa, aumento
vertiginoso della capacità d'acquisto della classe
emergente di colore, la presenza di alcuni comparti di punta
non tradizionali, che comprendono l'elettronica e l'hi-tech,
l'informatica e la gestione di sistemi, il turismo (v.
riquadri).
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Settore informatico, elettronico e
telecomunicazioni
L'industria sudafricana dell'informatica,
dell'elettronica e delle telecomunicazioni - che
rappresenta circa il 10% del PIL sudafricano -
offre tecnologie di altissimo livello. Gli analisti
del software sudafricano si stanno conquistando
un'ottima reputazione a livello mondiale, a cui si
affiancano costi comparativamente vantaggiosi ed
eccellenti infrastrutture locali di formazione. In
particolare, l'e-commerce si sta sviluppando in
maniera significativamente più rapida
rispetto alla media mondiale.
La penetrazione del mercato della telefonia
mobile e di Internet è tra le più
alte al mondo. Dall'introduzione in Sud Africa
dell'industria dei cellulari a metà del
1994, la stessa è cresciuta a ritmi
altissimi, fino a raggiungere oltre 14 milioni di
abbonati nel 2002. Secondo alcune stime, gli
abbonati saliranno a 19 milioni nel 2006.
L'industria delle telecomunicazioni è quella
che è cresciuta a tassi più elevati
negli ultimi anni, grazie anche allo sviluppo della
più estesa e diversificata rete di
telecomunicazioni in Africa, che include tecnologie
di ultima generazione sia nella telefonia fissa che
in quella mobile e satellitare.
Alcune delle principali compagnie mondiali di
telecomunicazioni, tra cui la SBC Communications,
la Telecom Malaysia e la Vodafone, così come
la Siemens e la Alcatel, hanno effettuato
importanti investimenti nel Paese, avvantaggiandosi
delle tecnologie avanzate disponibili e prodotte
localmente, così come della rapida
espansione dei settori informatico e delle
telecomunicazioni nel resto dell'Africa. Per quanto
riguarda la telefonia cellulare, la concorrenza nel
settore è assicurata dalla presenza di tre
operatori, Vodacom (57% del mercato), MTN (35%) e
Cell C (circa 8%), quest'ultima entrata nel mercato
alla fine del 2001.
Esistono varie opportunità di
investimento nello sviluppo dei sistemi di
controllo dell'accesso e dei sistemi di sicurezza,
dei sottosistemi elettronici dell'industria
automobilistica, nello sviluppo di software per il
settore bancario e finanziario, nella lavorazione
del silicone per le fibre ottiche, nei circuiti
integrati e nelle fibre ottiche. Il Sud Africa,
infine, possiede non solo capacità
tecnologiche per lo sviluppo di un considerevole
numero di prodotti software, ma offre anche
opportunità di esportazione di hardware e
servizi associati.
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Quella
sudafricana può essere considerata un'economia
emergente in transizione, dalla struttura fortemente
dualistica. Da una parte si ha un sistema produttivo
sofisticato e diversificato, con solide basi e buone
prospettive di sviluppo. Dall'altra si registra un altissimo
tasso di disoccupazione (tra il 26 ed il 40%, secondo i
diversi sistemi di calcolo) e la vera e propria esclusione
dal mercato di una larga parte della popolazione. Dove il
mercato è presente, i livelli qualitativi raggiunti
sono elevati e paragonabili a quelli dei più dinamici
Paesi emergenti. I servizi finanziari, ad esempio, sono
addirittura di livello analogo a quelli dei Paesi
industrializzati. In un confronto con gli altri Paesi
dell'Africa, il Sud Africa risulta essere il leader
economico e politico del Continente.
La
ripartizione della produzione nazionale per aree di
attività riflette la struttura di un paese
industrializzato. Il settore agricolo è marginale
(poco oltre il 3% del PIL), l'industria è una
realtà consolidata con circa il 25% del PIL, le
attività terziarie arrivano a rappresentare una quota
addirittura superiore al 60%. L'apporto del settore primario
alla formazione del PIL Sud Africano è dunque
piuttosto modesto. Gran parte delle attività sono
condotte a livello informale dalla popolazione rurale, ma
sono anche presenti molte imprese agricole condotte secondo
criteri moderni. Non mancano cooperative di coltivatori che
hanno deciso di unire le loro terre per poter accedere a
mercati più ampi e a tecnologie avanzate. In termini
di valore, i raccolti più importanti sono quelli del
mais, della canna da zucchero, del grano.
Si registra
una notevole produzione di frutta e di uva, impiegata per
produrre vini di ottima qualità (v. riquadro sul
settore agro-industriale).
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Settore
agro-industriale
Si tratta di un settore che si è
guadagnato una indiscutibile fama di qualità
nei mercati internazionali, specie per quanto
riguarda i prodotti ortofrutticoli, il vino e la
birra. Il Sudafrica è uno dei 6 Paesi al
mondo riconosciuti come esportatori netti di
alimenti e capaci di esportare i prodotti del
settore su base regolare.
Le imprese agricole hanno vissuto un enorme
aumento delle loro vendite all'estero negli ultimi
anni, con prospettive ancora più
incoraggianti a seguito dell'entrata in vigore
dell'Accordo di libero scambio con l'UE e della
futura formazione di un'ulteriore zona di libero
scambio all'interno dell'area SADC.
L'alta qualità e la diversità
della produzione sudafricana, in gran parte
raccolta durante il periodo invernale nell'emisfero
boreale, mette il Sud Africa nella posizione di
poter sfruttare al meglio la domanda di prodotti
freschi da parte dei mercati occidentali.
Merita particolare attenzione l'importantissimo
settore vinicolo, che ha saputo sfruttare una ormai
secolare tradizione nella produzione di un vino che
sta riscuotendo un successo internazionale di
enorme rilievo. L'altissima qualità del vino
sudafricano ha fatto sì che, nel giro di
pochi anni, il Paese risulta essere fra i primi
dieci paesi al mondo produttori ed esportatori di
vino, con un rapporto qualità-prezzo tra i
migliori del mondo. Dal punto di vista italiano, il
settore appare importante per la crescente domanda
di macchinari necessari ai processi di
produzione.
Per quanto riguarda le macchine alimentari, non
vi è in loco una produzione significativa,
cosicché l'importazione rappresenta una
esigenza crescente. Da questo punto di vista, le
macchine italiane stanno riscontrando un successo
sempre più rilevante, con prospettive
promettenti per il futuro.
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Il comparto
forestale è molto sviluppato (300 mila ettari statali
e 1,4 milioni privati, di cui 53% pino e 39% eucalipto) e
fornisce la materia prima ad una fiorente industria del
legname e della carta (v. riquadro).
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Settore
della carta
Il settore relativo alla produzione di carta e
pasta di cellulosa contribuisce alla formazione del
PIL sudafricano per circa l'1,5%. Il Sudafrica
produce circa 338.000 tonnellate di carta per
giornali, 593.000 tonnellate di carta per la
scrittura e 1.265.000 tonnellate di carta e cartoni
per l'imballaggio. Il Paese è esportatore
netto di carta e pasta di cellulosa; dell'intera
produzione di carta del 2002, 639.000 tonnellate
sono state esportate (il 27% della produzione
totale), a fronte di importazioni pari a circa
265.000 tonnellate. L'industria manifatturiera
della carta occupa direttamente 13.000 persone e
100.000 indirettamente. I due gruppi principali del
settore (che da soli coprono quasi interamente la
produzione) hanno saputo creare una struttura
integrata anche con il settore forestale, riuscendo
a diventare fortemente competitivi anche a livello
internazionale.
Il Sudafrica è l'unico paese africano -
assieme al piccolo Swaziland - produttore di pasta
di cellulosa e carta; a livello mondiale, si
colloca al 14° posto fra i produttori di polpa
e al 24° per quanto riguarda la carta. Il
settore registra da anni una crescita costante, su
livelli comparativamente superiori a quelli
registrati dal settore a livello mondiale (dal 1970
ad oggi la crescita mondiale media è stata
del 3%, rispetto a quella sudafricana pari a circa
il 5%). La produzione locale è considerata
competitiva sia sul piano della qualità che
su quello del prezzo, ciò che ne ha fatto
sempre di più un settore votato
all'esportazione.
La materia prima per la produzione di carta e
polpa è ingente e rende il paese
completamente autosufficiente in questo settore. I
prodotti sono prevalentemente rappresentati dalla
carta da giornale, fazzoletti, cartoni per
l'imballaggio.
Le prospettive del mercato sono considerate
molto positive, anche grazie all'accelerazione del
processo di alfabetizzazione della popolazione dal
1994 in poi e alle prospettive generali di crescita
dell'economia. E' inoltre previsto un incremento
della domanda estera dell'ordine del 2-3% nei
prossimi tre anni.
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L'attività mineraria ha subito nel corso degli
ultimi anni un importante processo di diversificazione che
ne ha visto ridurre l'importanza relativa. Il Governo
persegue, con successo, una strategia di sviluppo
dell'industria manifatturiera che possa affiancarsi a quella
estrattiva e godere delle materie prime disponibili in loco.
Il Sud Africa è, infatti, uno dei Paesi più
ricchi di minerali al mondo e le compagnie di estrazione
sono importantissime e di notevoli dimensioni. Sono presenti
vasti giacimenti di oro, zinco, uranio, platino, piombo,
ferro, argento e miniere di diamanti (v. riquadro).
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Settore
minerario
Il Sud Africa possiede un'immensa ricchezza nel
campo dei minerali, che incide in maniera
significativa sia sulla formazione del PIL locale
che come percentuale delle riserve mondiali. Nel
Paese sono presenti le maggiori riserve al mondo
per quanto riguarda oro (35%), platino (55,7%),
manganese (80%), cromo (68,3%), titanio (21%),
silicati di alluminio (37,4%) e vanadio (44,5%). Il
Paese, inoltre, produce una percentuale
preponderante a livello mondiale sia di diamanti
grezzi ad uso industriale che di diamanti destinati
al settore della gioielleria.
Gli investitori interessati alle numerose
opportunità offerte dal settore minerario
possono trarre vantaggio dall'abbondanza di
risorse, di tecnologia e di manodopera altamente
specializzate offerte da questo Paese.
Il settore minerario offre inoltre vantaggiose
possibilità di investimento per l'industria
di trasformazione del ferro, acciaio temprato,
acciaio inossidabile, alluminio, platino ed oro,
così come per estrazioni minerarie minori
quale quella del ferro-cromo.
Circa un terzo dell'attività
manifatturiera deriva dal comparto minerario e le
esportazioni contribuiscono per circa il 40%
all'export sudafricano totale.
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L'industria chimica (v. riquadro) e della lavorazione
della plastica è la seconda del Paese per valore
aggiunto creato (20,6% del settore manifatturiero) e la
prima per tasso di crescita nel quinquennio 1996-2001
(+3,9%).
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Settore
chimico
Quello della chimica rappresenta il più
vasto settore industriale nell'economia del Sud
Africa, con un'incidenza sul PIL industriale tra il
20 e il 25% e di circa il 5 % sul PIL totale. Nel
2002 le vendite di prodotti hanno raggiunto la
cifra di 106 miliardi di rand (circa 11 miliardi di
dollari).
Il comparto chimico, che ha nel carbone la sua
principale fonte di approvvigionamento, è
particolarmente forte nel campo dei carburanti di
origine sintetica. Storicamente, il settore si
è sviluppato attorno alle esigenze del
comparto minerario, per poi espandersi ad altri
settori particolarmente adatti anche
all'esportazione.
L'industria chimica sudafricana prospera grazie
ad una domanda interna significativa, associata ad
una posizione ideale per l'espansione in Africa e
verso mercati quali il Sud America e l'Asia.
L'impegno del Governo sudafricano al fine di un
potenziamento delle esportazioni dei prodotti
chimici è particolarmente forte ed è
anche grazie a questo elemento che negli ultimi
dieci anni le esportazioni sono aumentate di ben
otto volte.
Si tratta, pertanto, di uno dei settori
trainanti dell'economia sudafricana che offre vaste
opportunità agli investitori stranieri,
specie per quanto riguarda l'industria agrochimica,
farmaceutica, di prodotti per la casa e vernici.
Peraltro, nonostante l'intervento negli ultimi anni
di investitori stranieri, il settore continua ad
essere dominato dalle compagnie locali.
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Segue
l'industria alimentare (17,5%) e quella dei mezzi di
trasporto, nella quale è predominante il settore
dell'auto (v. riquadro). Quest'ultima ha registrato una
crescita continua dal 1996 al 2000, realizzando un
incremento del 3,8% nell'arco dei cinque anni. Ciò
è stato possibile grazie alla presenza di numerose
società multinazionali dell'automobile, attratte
dagli incentivi del Governo a stabilire nel Paese la loro
produzione per il mercato locale ma anche per
l'esportazione. La FIAT, ad esempio, ha aperto nel giugno
1999 uno stabilimento nel quale vengono assemblate le sue
"world car", destinate ai mercati di altri Paesi
emergenti.
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Settore
delle autovetture
Si tratta di uno dei settori più dinamici
dell'economia sudafricana, sia per quanto riguarda
l'incidenza sulla formazione del PIL (6,3% nel
2002), sia come crescente voce dell'export (circa
84.000 auto esportate nel 2002, con un incremento
rispetto all'anno precedente di oltre il 50%).
Sempre nel 2002, la vendita di veicoli ha raggiunto
362.184 unità. Il settore, fra assemblaggio,
produzione e distribuzione, occupa attualmente
circa 300.000 persone. Negli ultimi anni le
esportazioni di auto sono cresciute ad un ritmo
medio del 38%, mentre quelle relative ai componenti
hanno registrato un incremento del 32%.
Il governo ha emanato nel 1995 un provvedimento
legislativo ad hoc (denominato Motor Industry
Development Plan) teso a rendere il settore
competitivo a livello internazionale. Il
provvedimento prevedeva lo sviluppo e
l'incoraggiamento della produzione o assemblaggio
locale, incentivando le compagnie disposte a
produrre in loco con forti sconti sui dazi
all'importazione di parti staccate di veicoli e con
incentivi per incoraggiare l'esportazione dei
prodotti.
Vi sono attualmente circa 300 società
legate direttamente alla produzione di componenti
per auto e altre 200 legate indirettamente. Il
Sudafrica è diventato negli ultimi anni non
solo un esportatore di auto finite, ma anche di
componenti quali convertitori catalitici,
pneumatici, sedili, silenziatori, marmitte. Il
tasso di crescita delle esportazioni dell'intero
settore è stato particolarmente sostenuto
negli ultimi dieci anni e le prospettive per il
futuro sono considerate molto promettenti. L'export
è per il 70% diretto in Europa, con la
Germania e il Regno Unito quali principali
acquirenti.
Otto fra le maggiori case automobilistiche del
mondo hanno stabilimenti di produzione o
assemblaggio in Sudafrica (oltre alla FIAT, qui
giunta nel 1998 e di cui si parlerà nel
capitolo dedicato alle relazioni commerciali fra
Italia e Sud Africa, vi sono BMW, Daimler Chrysler,
Delta Motor Corporation, Ford, Nissan, Toyota e
Wolkswagen). Grazie al più volte menzionato
African Growth Opportunity Act (A.G.O.A.) che
permette dal 2001 l'ingresso negli USA a tariffa
zero dei prodotti sudafricani, l'export di questo
settore verso gli USA è aumentato in un solo
anno di quasi il 400%.
Nonostante le dimensioni relativamente piccole
del mercato locale, il settore punta principalmente
sulle esportazioni, grazie anche al fatto che
è uno dei pochi paesi a produrre auto con la
guida a destra. Il settore può inoltre
contare su un accesso in loco alle principali
materie prime necessarie a prezzi competitivi,
energia elettrica a basso costo, infrastrutture di
ottimo livello sia nei trasporti che nelle
telecomunicazioni.
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Una menzione particolare va fatta per la produzione
tessile (v. riquadro). Nonostante sia un settore importante
(oltre il 5% della manifattura), esso ha registrato un forte
declino negli ultimi anni.
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Settore
tessile e dell'abbigliamento
Il settore tessile e dell'abbigliamento
sudafricano produce beni di qualità medio
alta destinati sia al mercato locale che a quello
internazionale. Nonostante le difficili condizioni
derivanti dalla agguerrita concorrenza di altri
paesi emergenti, questo settore industriale ha
avuto un certo successo nello sviluppo di prodotti
di nicchia. Il Sud Africa è fra i maggiori
produttori mondiali di fibre di lana, in gran parte
esportate, fibre di poliestere e prodotti filati a
mano. L'industria tessile sudafricana è la
sesta in termini di impiego di manodopera nel
settore manifatturiero e l'undicesima per quanto
riguarda l'esportazione di prodotti manufatti. Dopo
il settore minerario, quello tessile è il
secondo utilizzatore di energia elettrica in Sud
Africa.
Vi sono oltre 300 industrie tessili in Sud
Africa che producono abbigliamento intimo,
maglieria e tessili industriali. Il numero
complessivo di lavoratori impiegati in tale settore
è di circa 124.000.
Nel corso del 2002, il settore tessile ha
mostrato segni di ripresa dopo la recessione degli
anni '98-99. Sono stati effettuati ingenti
investimenti al fine di rendere l'industria locale
competitiva a livello internazionale, con anche la
creazione di gruppi fortemente orientati
all'esportazione.
L'Accordo per il libero scambio tra Sud Africa
ed Unione Europea, entrato in vigore il 1 gennaio
2000, permetterà - nell'arco di sei anni -
un accesso preferenziale graduale in Europa alla
produzione tessile locale. Inoltre, l'African
Growth and Opportunity Act (AGOA) permette, a
partire dal 2001, l'introduzione a tariffa zero dei
prodotti tessili sudafricani nel mercato
statunitense fino al 2008. Specie grazie a questi
due accordi, il Sud Africa dispone di mercati di
sbocco praticamente illimitati ai suoi prodotti
tessili ciò che, unito alla
disponibilità di manodopera altamente
qualificata e al ridotto costo delle materie prime,
rende particolarmente attraenti eventuali
investimenti italiani in questo settore.
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Le società operanti nel settore dei servizi, in
crescita continua negli ultimi anni, hanno raggiunto livelli
qualitativi pari a quelli riscontrabili nei Paesi
industrializzati. I settori finanziario e bancario sono
solidi e moderni. Nel commercio si rileva la presenza di un
buon numero di catene distributive che operano su tutto il
territorio nazionale con standard molto elevati, seguendo
schemi di sviluppo e gestione di stampo statunitense. Il
turismo è una realtà importante ma ancora non
sufficientemente sviluppata se si pensa all'enorme
potenziale che il Sud Africa possiede in questo settore (v.
riquadro).
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Settore
turistico
Tenuto conto della grande bellezza
paesaggistica, del clima piacevole e della
affascinante diversità culturale, non ci si
può sorprendere se il Sudafrica si è
rapidamente trasformato in una delle più
ambite mete turistiche. Il Paese dispone di
infrastrutture del settore di alto livello, di
sotto-settori particolarmente attraenti quali
l'eco-turismo, i safari fotografici, gli itinerari
gastronomici e vinicoli, il turismo d'avventura, lo
sport, per citarne solo alcuni.
L'industria turistica sudafricana produce un
reddito pari a circa 10 miliardi di dollari l'anno,
un importo destinato a crescere rapidamente. La
crescita del settore turistico è stata
costante e significativa negli ultimi anni ed il
suo contributo al PIL totale sudafricano è
passato dal 4% del 1995 all'8,2% del 1999 e si
prevede che tale percentuale raggiungerà
l'11% nei prossimi tre anni. Le entrate del settore
rappresentano la terza fonte di valuta pregiata.
Inoltre, va sottolineato che l'industria turistica
da anni ormai costituisce uno dei pochi settori
economici sudafricani in grado di creare posti di
lavoro. Secondo molte previsioni, il settore
turistico diventerà nei prossimi dieci anni
quello maggiormente in grado di assorbire
manodopera ed uno dei maggiori contributori al PIL
nazionale.
Pur presentando, come già sottolineato,
infrastrutture di buon livello, vi sono enormi
opportunità di espansione, sia a livello di
grandi investimenti, che di attività dei
tour operator.
L'Organizzazione Mondiale del Turismo ha
classificato il Sud Africa alla 25a posizione fra
le mete turistiche internazionali (nel 1990
ricopriva la 55a posizione).
Per quanto riguarda il flusso turistico
dall'Italia, in base agli ultimi dati disponibili,
nel 2001 i nostri turisti che hanno visitato il Sud
Africa sono stati circa 37.000, cifra che
sembrerebbe essere aumentata significativamente nel
corso del 2002. E' dall'Europa che proviene il
maggior flusso di turisti in Sud Africa, in
particolare britannici, tedeschi, olandesi,
francesi ed italiani.
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In termini comparativi, a livello mondiale, il Sud Africa
si colloca fra le prime trenta economie per dimensioni del
PIL (104,2 miliardi di dollari nel 2002) e fra le prime
cinquanta per PIL pro-capite (2.385 dollari l'anno nel 2002.
Sull'evoluzione del PIL pro-capite, v. grafico 2).
Nel Paese la distribuzione della ricchezza è
fortemente sperequata. Solamente il Brasile presenta una
maggiore differenza fra il reddito della parte più
ricca della popolazione e quello della parte più
povera. La riduzione di questo divario costituirà una
priorità per il Governo nei prossimi anni, che
dovrà necessariamente adottare efficaci misure
redistributive del reddito. Se, infatti, il paese ha potuto
godere fino ad oggi di una sostanziale pace sociale, grazie
all'altissima popolarità di cui gode il governo
dell'African National Congress, va comunque rilevato che la
popolazione comincia a mostrare sempre più segnali di
impazienza di fronte alla lentezza dei miglioramenti sociali
che si sono pur registrati dal 1994 in poi.
3. I grandi gruppi
economici
L'economia del Sud Africa è caratterizzata dalla
presenza di grandi gruppi economici perfettamente in grado
di muoversi nel contesto delle relazioni economiche
internazionali e con un alto grado di efficienza. Tenuto
conto che oltre il 50% del PIL sudafricano è legato
al settore estero, l'influenza del contesto economico
internazionale sulle imprese sudafricane è assai
rilevante. Dopo la fine dell'embargo internazionale e la
conseguente apertura del Sud Africa alle relazioni
commerciali internazionali, i grandi gruppi economici
sudafricani hanno dovuto improvvisamente confrontarsi con
un'assai maggiore concorrenza, riuscendo peraltro in pochi
anni a ristrutturarsi e a mettersi nelle condizioni di poter
competere.
Pur essendo necessari ulteriori sforzi nel futuro, in
generale si può dire che le imprese sudafricane sono
riuscite a produrre beni e servizi per il mercato interno in
forma assai competitiva, oltre ad aver effettuato
considerevoli sforzi per diversificare le esportazioni al
fine di una minore dipendenza dall'export di materie
prime.
In particolare, la forte dipendenza dell'esportazione
dell'oro ha subito un notevole ridimensionamento che ha
portato alla riduzione da circa il 50% nei primi anni '80
all'attuale 15% della quota rappresentata da tale minerale
nel volume globale dell'export. Il ruolo fondamentale svolto
dai grandi gruppi privati sudafricani ha spinto il Governo
ad adottare misure per favorirne la competitività
internazionale e la loro espansione. Di conseguenza, il
settore delle grandi imprese continua a rappresentare la
spina dorsale di questo sistema economico, con un
assorbimento di circa il 65% della forza lavoro sudafricana
e con la formazione di oltre il 40% del risparmio globale
nazionale. In altri termini, sarà proprio questo
settore a rappresentare nei prossimi 10-15 anni
l'opportunità maggiore per quanto concerne l'aumento
dei tassi di risparmio, dell'investimento e dell'innovazione
tecnologica.
4.
Infrastrutture
Le infrastrutture di base sono fortemente sviluppate e di
ottimo livello, nettamente al di sopra degli standard
africani e paragonabili, in molti casi, a quelle europee. Il
Sud Africa produce circa il 50% dell'energia elettrica
generata in tutta l'Africa usando in gran parte il carbone,
del quale possiede ampi giacimenti. Una centrale nucleare
è operativa nei pressi di Città del Capo,
testimone dell'alto grado di sviluppo tecnologico del
Paese.
Occorre sottolineare che il Sud Africa dispone di riserve
di uranio che garantiscono l'autosufficienza energetica nel
lungo periodo, anche quando le riserve di carbone saranno
esaurite o la loro estrazione diverrà antieconomica.
La fornitura di acqua incontra numerosi ostacoli a causa
della natura erratica delle precipitazioni e della
lontananza delle riserve idriche dalle zone dove il
fabbisogno è più elevato. Per regolare i
flussi dei corsi d'acqua, altamente variabili, sono state
costruite numerose dighe. I progressi compiuti nella
gestione delle riserve permettono di assicurare la fornitura
d'acqua necessaria alle sei province centrali (che
registrano le precipitazioni più basse) per i
prossimi dieci anni.
Il moderno sistema dei trasporti sudafricano ha un ruolo
importante per l'economia nazionale e per quella di altri
Stati africani. Diversi Paesi dell'Africa Australe
utilizzano le infrastrutture sudafricane per i loro traffici
commerciali. Sforzi considerevoli dovranno essere
indirizzati alla realizzazione di efficienti sistemi di
trasporto pubblico nelle grandi città che ne sono, al
momento, totalmente sprovviste. Linee di autobus e ferrovie
metropolitane dovrebbero sostituire l'attuale informale e
pericoloso sistema di taxi collettivi. Il Paese può
contare su 58.000 km di strade asfaltate e le ferrovie si
snodano per circa 36.000 km. Se si confrontano i dati del
Sud Africa con quelli degli altri Stati Africani si
può rilevare che la rete stradale asfaltata è
15 volte più estesa della media africana e quella
ferroviaria 10 volte.
La rete telefonica sudafricana, al 95% digitale, copre
l'intero territorio nazionale e costituisce la spina dorsale
di tutte le telecomunicazioni del Paese. La compagnia
nazionale Telkom SA (parzialmente privatizzata) offre i
più moderni servizi telefonici disponibili nei Paesi
industrializzati in tutto il territorio nazionale e possiede
un network di cavi a microonde per la diffusione dei
programmi televisivi. Inoltre, sono stati stesi cavi a fibra
ottica fra le maggiori città e all'interno degli
stessi centri urbani.
La rete di telefonia cellulare, inaugurata nel 1994,
copre efficientemente il territorio e conta attualmente tre
operatori. Carente, ma in fase di sviluppo, appare invece
l'edilizia popolare, verso la quale sono convogliate
consistenti risorse per le cosiddette "low-cost housing"
(dal 1994 ad oggi sono state costruite oltre un milione di
nuove unità) e per le relative infrastrutture.
5. Sviluppo
tecnologico
L'autarchia scaturita dal regime dell'apartheid e la
conseguente specializzazione in taluni settori tradizionali
(armamenti, minerario, chimico, ecc.) hanno storicamente
favorito lo sviluppo dell'industria elettronica in Sud
Africa, specie nella ricca provincia del Gauteng (ove si
trovano le città di Johannesburg e Pretoria). Su
questa base, in tempi più recenti, si è
innestato un enorme sviluppo dell'informatica, creando
talune nicchie di eccellenza, come nel caso della gestione
di software e di talune applicazioni nel campo delle
telecomunicazioni. In questo ultimo ambito il Sud Africa
vanta un significativo posizionamento nel campo
televisivo-satellitare e radiofonico, nonché nei mass
media in generale, con copertura anche di altri Paesi
africani.
Esistono alcuni Enti nazionali per la promozione della
ricerca scientifica: il Council for Scientific and
Industrial Research (CSIR), the National Research Foundation
e l'Advisory Council on Innovation, che forniscono al
Governo consulenze in materie scientifiche e
tecnologiche.
6. I punti deboli
dell'economia
Già in precedenza si è accennato ai punti
deboli dell'economia sudafricana. Da un punto di vista
strutturale, i problemi sono rappresentati dall'altissimo
livello della disoccupazione, dalla assai scarsa
preparazione professionale della forza lavoro, da livelli
storicamente troppo ridotti del risparmio e degli
investimenti (v. grafici 3 e 4), da una situazione sociale
assai arretrata e quindi densa di incognite, da un sistema
delle esportazioni ancora poco diversificato e fortemente
concentrato sull'export di materie prime, dalla crescente
influenza negativa esercitata sull'economia dall'AIDS, la
cui diffusione in Sud Africa ha assunto in questi anni
dimensioni davvero allarmanti (secondo le statistiche della
Banca Mondiale, la percentuale della popolazione adulta
malata di AIDS si aggirerebbe attorno al 20%).
Per quanto riguarda la disoccupazione, essa rappresenta
probabilmente il problema principale che il governo
dovrà affrontare nei prossimi anni. I dati ufficiali
indicano che il 26,7% della popolazione attiva non ha un
lavoro. Se si includono i lavoratori scoraggiati, quelli
cioè che non hanno cercato un impiego nel mese
precedente all'indagine, si arriva al dato, più
realistico, di quasi il 40%. Ridurre queste cifre
sarà molto difficile nel breve periodo perché
le tecniche di produzione adottate, come già da tempo
accade nei Paesi industrializzati, sono sempre più
intensive in capitale e risparmiatrici di manodopera. Esse
hanno permesso di aumentare notevolmente la
produttività del lavoro ma, allo stesso tempo, a
causa di una crescita non altrettanto forte della produzione
complessiva, hanno determinato una riduzione marcata
dell'occupazione in tutto il settore secondario. Inoltre,
moltissime imprese ed enti pubblici, nel quadro di strategie
che mirano ad accrescerne l'efficienza, stanno riducendo il
personale. Questi due fenomeni possono spiegare il continuo
declino dell'occupazione che si è avuto dai primi
anni novanta nonostante una crescita economica che - seppur
non sostenuta - è stata pressoché costante.
L'inversione della tendenza appare lontana.
Sarà quindi compito del governo adottare tutte le
misure adeguate a far sì che la piaga della
disoccupazione non divenga nel lungo periodo fonte di
instabilità interna. Attualmente non ci sono segni
che lasciano presagire gravi disordini. Basti pensare al
fatto che il numero di giorni-lavoro persi per scioperi
è in continuo calo dal 1993. Per comprendere come
possano coesistere pace sociale e altissimi tassi di
disoccupazione si deve tenere conto dell'esistenza di un
vasto settore informale, sostegno di una buona parte della
popolazione.
Per quanto riguarda la questione dei bassi livelli di
risparmio ed investimenti, essa costituisce probabilmente
uno degli aspetti più negativi dell'economia
sudafricana, con la principale conseguenza di una ridotta
capacita` di finanziamento del capitale fisso. Alla
tradizionale scarsa capacità di risparmio della
popolazione, dovuta principalmente alla presenza di vasti
strati sociali che vivono al di sotto della soglia di
povertà, si è unita una assai scarsa
capacità di risparmio da parte del settore pubblico.
La conseguenza di tale situazione è che il tasso di
risparmio medio sudafricano è rimasto attorno al 15%
per tanti anni, cioè ad un livello nettamente
inferiore rispetto a quello considerato necessario per
garantire un soddisfacente finanziamento di capitale fisso
con risorse interne (per una comparazione fra il tasso di
risparmio sudafricano e quello delle altre economie
emergenti, v. grafico 5).
Nel periodo
1994-2002 il tasso medio di formazione del capitale fisso si
è attestato attorno al 16%, rispetto ad un valore di
oltre il 25% registrato mediamente dalle cosiddette economie
emergenti. Per riempire questo gap, il Governo sta tentando
di adottare da alcuni anni misure di diversa natura per
incoraggiare un maggiore flusso di investimenti dall'estero,
oltre a concentrare gli sforzi per una maggiore destinazione
delle risorse pubbliche al finanziamento di investimenti
produttivi.
Al fine di
divenire una destinazione privilegiata di investimenti
produttivi dall'estero, il Governo ha avuto innanzitutto il
merito di ottenere in pochi anni un sostanziale equilibrio
macroeconomico attraverso la realizzazione di politiche
economiche coerenti e stabili. Nonostante ciò e
nonostante alcuni dati incoraggianti sugli investimenti
provenienti dall'estero degli ultimi anni (v. grafico 6), il
flusso complessivo continua ad essere nettamente
insufficiente, a causa principalmente di due fattori: da una
parte vi sono notevoli difficoltà create in Sud
Africa dal mercato del lavoro, caratterizzato da una
fortissima scarsità di manodopera specializzata e da
un netto surplus di lavoro non specializzato.
Oltre a ciò, alcuni provvedimenti legislativi
adottati negli anni passati col giustificato intento di
migliorare le condizioni di lavoro delle classi meno
abbienti hanno di fatto reso il mercato del lavoro
particolarmente rigido, rendendo di conseguenza le imprese
private estremamente prudenti nell'effettuare nuove
assunzioni.
Assieme al fattore lavoro, concorrono a frenare gli
investimenti dall'estero le aspettative prevalentemente
negative dagli investitori internazionali rispetto
all'economia sudafricana; questi infatti, pur in presenza di
una situazione politica ed economica stabile, di un sistema
finanziario ed infrastrutturale di alto livello, di un tasso
tecnologico molto elevato, ecc., considerano ancora la
situazione sudafricana troppo influenzata da variabili
extra-economiche, quali i processi di integrazione della
popolazione di colore nell'ambito economico (il cosiddetto
black empowerment), gli allarmanti livelli di
criminalità, la spaventosa diffusione dell'AIDS, la
situazione di forte instabilità politica ed economica
nel vicino Zimbabwe, per citare solo le maggiori. In altri
termini, il passaggio dal regime dell'apartheid ad un
sistema democratico sta avendo ancora una serie di
conseguenze sul piano sociale ed economico che rendono il
sistema sudafricano ancora poco comprensibile e appetibile
per gli investitori internazionali.
7. La congiuntura economica
attuale
L'economia sudafricana ha dato nel corso del 2003 segnali
piuttosto contraddittori. Da un punto di vista generale,
quattro sono state le variabili significative che hanno
dettato l'andamento economico di questo Paese: 1) conferma
della forte rivalutazione del rand registrata nel 2002; 2)
marcata riduzione dei tassi di interesse nel secondo
semestre dell'anno; 3) riduzione drastica del tasso di
inflazione; 4) sostanziale rallentamento del tasso di
crescita economica.
Per quanto riguarda la moneta locale, la rivalutazione
rispetto al dollaro del 40% registrata nel corso del 2002
è stata confermata da una ulteriore rivalutazione di
circa il 28% nel 2003, ciò che ha portato la
relazione rand/dollaro a valori di oltre quattro anni
orsono. Le cause di tale tendenza sono sostanzialmente due:
l'esistenza di tassi di interesse molto elevati rispetto
alle altre piazze finanziarie internazionali che ha, a sua
volta, innescato un massiccio ingresso dall'estero di
capitali di portafoglio al fine di lucrare sul differenziale
dei tassi; forte apprezzamento dei corsi di alcune
importanti materie prime esportate dal Sud Africa, in primo
luogo oro e platino.
La rivalutazione del rand è andata ben oltre le
aspettative sia del settore pubblico che privato
sudafricani, trasformandosi nella seconda parte del 2003 in
un vero e proprio ostacolo allo sviluppo. Non bisogna
infatti dimenticare che quella sudafricana è una
economia fortemente export oriented. La forza della moneta
locale ha di fatto messo in profonda crisi il settore delle
esportazioni, che da solo contribuisce per quasi il 30% al
PIL sudafricano. In particolare i settori minerario e
manifatturiero hanno sofferto enormemente della maggiore
difficoltà ad esportare, con conseguenze che si
stanno facendo sentire anche sul piano occupazionale.
A partire dal giugno 2003, la Reserve Bank ha iniziato a
prendere particolarmente sul serio la rivalutazione della
moneta locale, inaugurando una decisa politica di riduzione
dei tassi di interesse al duplice scopo di frenare
l'ingresso dei capitali di portafoglio dall'estero e ridare
respiro agli investimenti e alla domanda interna. In soli
sei mesi il tasso di sconto è stato ridotto in
diverse tappe di 5,5 punti, passando dal 13,5 all'8% (i
tassi commerciali delle banche sono così passati dal
17 all'11,5%). Tale politica è stata anche resa
possibile dalla contemporanea drastica riduzione
dell'inflazione, passata da un tasso tendenziale a due cifre
all'inizio dell'anno (11%) al 4% del mese di novembre, con
il risultato di una inflazione media nel 2003 del 6,9%,
cioè molto vicina allo storico obiettivo delle
autorità economico-finanziarie di una inflazione tra
il 3 ed il 6%. Gran parte del successo nella lotta
all'inflazione è dovuto proprio alla rivalutazione
del rand, che ha coinciso durante il 2003 con una drastica
riduzione del costo delle importazioni, in particolare il
petrolio, di cui il Sud Africa è totalmente
dipendente dall'estero.
La parallela riduzione dei tassi di interesse e del
livello dei prezzi non ha peraltro avuto fino ad ora
riflessi particolarmente significativi sulla moneta locale
la quale, pur avendo subito una modesta flessione all'inizio
del 2004, rimane comunque fortemente sopravvalutata. In
effetti, proprio la riduzione dell'inflazione ha reso in
gran parte vano il tentativo della Reserve Bank di ottenere
una riduzione dello spread fra tassi di interesse e tasso di
inflazione; in altri termini, il guadagno reale degli
investitori internazionali è rimasto sostanzialmente
invariato poiché, a cospicui tagli del tasso di
interesse, sono corrisposti altrettanto cospicue riduzioni
del livello dei prezzi. La difficoltà nell'ottenere
la tanto agognata svalutazione della moneta locale ha ormai
spinto le autorità economiche a considerare nel
breve-medio periodo inevitabile una moneta forte ed a
cercare, quindi, incentivi alla crescita economica
più sul mercato interno che su quello estero.
Importanti settori produttivi che hanno sofferto durante il
2003 sia per la menzionata difficoltà a esportare sia
per gli elevati tassi di interesse, stanno ora mostrando
qualche segno di ripresa, in particolare quelli delle auto e
dei beni durevoli.
Si tratta, evidentemente, dei settori che più
risentono del costo del denaro e che sono quindi pronti a
rimettersi in moto non appena quest'ultimo viene
significativamente ridotto, come accaduto negli ultimi mesi.
Peraltro, tali segni non sono stati sufficienti a compensare
la vera e propria crisi produttiva registrata in particolare
nei primi mesi del 2003, con il risultato che la crescita
globale del PIL sudafricano prevista all'inizio del 2003
come intorno al 3%, ha di fatto appena raggiunto il 2%. Al
quadro sopra descritto occorre aggiungere un breve accenno
ai conti pubblici e alla bilancia dei pagamenti. Per quanto
riguarda il primo aspetto, l'equilibrata gestione del
bilancio pubblico realizzata negli ultimi anni ha fatto
sì che l'assai ridotto livello del deficit pubblico
(1,4% rispetto al PIL nel 2002) ha permesso la realizzazione
di politiche fiscali moderatamente espansive, che hanno
senza dubbio contribuito sia a rendere meno severa la scarsa
crescita economica, sia a continuare nella difficile opera
di redistribuzione del reddito a favore delle larghe fasce
di poveri ancora presenti in Sud Africa.
Nonostante una spesa pubblica cresciuta di quasi il 7%
nel 2003, il deficit è rimasto sotto la quota del 3%
rispetto al PIL (2,6%), ciò che permetterà di
continuare anche nel 2004 con manovre fiscali dall'accento
espansivo (con un deficit che dovrebbe raggiungere il
livello del 3,1% del PIL). Per quanto riguarda i conti con
l'estero, la difficoltà delle esportazioni ha causato
per la prima volta da parecchi anni un moderato deficit
della bilancia commerciale, più che compensato - sul
piano della bilancia dei pagamenti nel suo complesso - dal
menzionato forte ingresso di capitali di portafoglio
dall'estero. In buona sostanza, anche alla luce del deficit
commerciale, i conti con l'estero del Sud Africa non destano
particolari preoccupazioni, tanto più in previsione
di una svalutazione del rand che prima o poi dovrà
comunque realizzarsi. Gli osservatori economici guardano al
2004 con moderato ottimismo. Bassi livelli di inflazione,
probabile svalutazione del rand, effetti della forte
riduzione dei tassi di interesse avvenuta nella seconda
parte dell'anno passato e primi segnali positivi di un
maggior dinamismo dell'economia internazionale sono tutti
elementi che fanno ben sperare per una sostanziale
riattivazione dell'economia ed, in particolare, del settore
manifatturiero.
A grandi linee, l'economia sudafricana dovrebbe
registrare nel corso del 2004 una crescita di poco superiore
al 3%, nel quadro di un'inflazione su valori attorno al 5%,
di conti pubblici e con l'estero in sostanziale equilibrio
e, purtroppo, con un livello di disoccupazione che dovrebbe
rimanere fermo sugli altissimi tassi registrati in questi
anni.
8.
Conclusioni
Come descritto in questo capitolo, il sistema economico
di questo Paese presenta caratteristiche che ne fanno un
caso a parte nel contesto africano. La sua particolare
storia sociale e politica ha avuto come conseguenza la
creazione - sul piano economico - di un Paese a due volti;
uno dalle caratteristiche paragonabili agli standard
occidentali e, l'altro, con peculiarità tipicamente
africane.
La classe dirigente, arrivata democraticamente al potere
nel 1994, ha dunque dovuto affrontare l'enorme sfida di
mettere assieme questi due Paesi, cercando di individuare un
insieme di politiche e strategie adeguate da una parte a
mantenere gli "aspetti occidentali" e, dall'altra, a
promuovere quelli africani. Questa enorme sfida ha innescato
nel mondo degli investitori internazionali un clima di
sostanziale attesa, pur nella consapevolezza delle grandi
opportunità che questo sistema economico è in
grado di offrire. Un volume significativo di investimenti
dall'estero si è già verificato nel corso di
questi anni, ma esso è tuttavia ancora insufficiente
a bilanciare le grandi difficoltà degli investitori
interni.
Da una parte, il Sud Africa rappresenta l'unica
realtà economica dinamica dell'Africa sub-sahariana,
producendone gran parte del PIL e assorbendone gran parte
del commercio; dall'altra, le variabili extra-economiche cui
abbiamo accennato in questo capitolo costituiscono ancora un
forte elemento di incertezza in grado di attenuare in
maniera significativa le doti di attrazione esercitate da
questa economia. Solo una coerente politica di governo quale
quella mostrata fino ad ora, specie nel settore economico,
potrà gradualmente contribuire all'affievolimento di
questo grado di incertezza e al conseguente aumento delle
risorse provenienti dall'estero, cui dovranno affiancarsi
migliori "performances" nelle misure di promozione sociale
della popolazione e una migliore capacità di spesa da
parte del Governo.
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