Situazione economica generale del Paese

 

1. Introduzione

 

La squadra economica scelta da Nelson Mandela, primo Presidente della Repubblica del Sud Africa post-apartheid, si è trovata a dover affrontare una situazione economica particolarmente complicata: alti tassi d'inflazione, crescita economica assai scarsa, cospicuo deficit del bilancio pubblico, rapporti con l'estero quasi nulli a causa della politica di embargo adottata dalle Nazioni Unite nei confronti del Sud Africa segregazionista, forte dipendenza dalle materie prime.

Inoltre, accanto a tali aspetti spiccatamente macroeconomici, il nuovo Sud Africa è nato con fortissimi problemi sociali fra la popolazione di colore quali una profonda arretratezza sociale, indici di disoccupazione elevatissimi, quasi totale assenza di forza lavoro specializzata e addestrata, condizioni di miseria diffusa, ecc.

In altri termini, accanto ad una realtà macroeconomica di non facile soluzione, il governo sudafricano ha dovuto affrontare anche l'immane sfida dell'inserimento della popolazione di colore nell'economia del paese, al fine di promuoverne il più rapidamente possibile le condizioni di vita. Dopo il miracolo politico di una transizione indolore e non-violenta dall'apartheid alla democrazia, si trattava di trovare le strategie appropriate per un miracolo anche economico e sociale, operazione dai tempi evidentemente più lunghi.

Dal punto di vista della politica economica, il governo Mandela e, successivamente, quello attuale del Presidente Mbeki, hanno adottato una strategia tesa innanzitutto al riequilibrio delle principali variabili macroeconomiche e, quindi, alla riduzione dell'inflazione, alla contrazione del deficit pubblico, all'equilibrio dei conti con l'estero, ecc. Oltre a ciò, veniva previsto un forte impulso alle privatizzazioni delle grandi compagnie statali, la riforma della spesa pubblica e del regime di tassazione, misure per incoraggiare gli investimenti sia interni che provenienti dall'estero, allentamento delle misure di controllo dei cambi, apertura dell'economia al commercio internazionale.

I risultati sono stati largamente positivi sul piano del riequilibrio della situazione macroeconomica (v. più avanti), ma molto meno su quello della crescita economica e della lotta contro la disoccupazione, aspetti di cui ci occuperemo nei dettagli più avanti.

 

 

 

2. Struttura dell'economia

Oggi l'economia sudafricana è profondamente diversa da quella basata sul binomio miniere-agricoltura di un secolo fa. Il settore manifatturiero ed il terziario sono diventati i settori più importanti e contribuiscono alla formazione del PIL in misura più che doppia del settore minerario. Ciò nonostante la ricchezza mineraria del Paese gioca un ruolo vitale nell'economia sudafricana, contribuendo per il 30% circa alle entrate in valuta straniera (per l'incidenza di ciascun macrosettore sul PIL, v. grafico 1).

 

 

L'economia sudafricana, che rappresenta il 28% del PIL di tutta l'Africa e supera quello di Nigeria ed Egitto insieme, domina il continente anche in termini di infrastrutture e risorse finanziarie, nonché di sofisticazione dei suoi modelli di sviluppo. Sono diversi i fattori di sviluppo del Paese, che costituiscono indubbi vantaggi competitivi: oltre alle elevate disponibilità di materie prime (oro, platino, vanadio, manganese, uranio, prodotti agricoli, lana, pellami, legname, ecc.) e fonti energetiche a basso costo, il Sud Africa si è dotato di ampie aree industriali, moderne e diversificate infrastrutture, un efficiente terziario (banche, assicurazioni, commercio, ecc.) ed avanzati sistemi di trasporto e di distribuzione. A tutto questo si aggiungono affidabilità finanziaria, ridotti costi della manodopera rispetto all'Europa, aumento vertiginoso della capacità d'acquisto della classe emergente di colore, la presenza di alcuni comparti di punta non tradizionali, che comprendono l'elettronica e l'hi-tech, l'informatica e la gestione di sistemi, il turismo (v. riquadri).

 

 

Settore informatico, elettronico e telecomunicazioni

L'industria sudafricana dell'informatica, dell'elettronica e delle telecomunicazioni - che rappresenta circa il 10% del PIL sudafricano - offre tecnologie di altissimo livello. Gli analisti del software sudafricano si stanno conquistando un'ottima reputazione a livello mondiale, a cui si affiancano costi comparativamente vantaggiosi ed eccellenti infrastrutture locali di formazione. In particolare, l'e-commerce si sta sviluppando in maniera significativamente più rapida rispetto alla media mondiale.

La penetrazione del mercato della telefonia mobile e di Internet è tra le più alte al mondo. Dall'introduzione in Sud Africa dell'industria dei cellulari a metà del 1994, la stessa è cresciuta a ritmi altissimi, fino a raggiungere oltre 14 milioni di abbonati nel 2002. Secondo alcune stime, gli abbonati saliranno a 19 milioni nel 2006. L'industria delle telecomunicazioni è quella che è cresciuta a tassi più elevati negli ultimi anni, grazie anche allo sviluppo della più estesa e diversificata rete di telecomunicazioni in Africa, che include tecnologie di ultima generazione sia nella telefonia fissa che in quella mobile e satellitare.

Alcune delle principali compagnie mondiali di telecomunicazioni, tra cui la SBC Communications, la Telecom Malaysia e la Vodafone, così come la Siemens e la Alcatel, hanno effettuato importanti investimenti nel Paese, avvantaggiandosi delle tecnologie avanzate disponibili e prodotte localmente, così come della rapida espansione dei settori informatico e delle telecomunicazioni nel resto dell'Africa. Per quanto riguarda la telefonia cellulare, la concorrenza nel settore è assicurata dalla presenza di tre operatori, Vodacom (57% del mercato), MTN (35%) e Cell C (circa 8%), quest'ultima entrata nel mercato alla fine del 2001.

Esistono varie opportunità di investimento nello sviluppo dei sistemi di controllo dell'accesso e dei sistemi di sicurezza, dei sottosistemi elettronici dell'industria automobilistica, nello sviluppo di software per il settore bancario e finanziario, nella lavorazione del silicone per le fibre ottiche, nei circuiti integrati e nelle fibre ottiche. Il Sud Africa, infine, possiede non solo capacità tecnologiche per lo sviluppo di un considerevole numero di prodotti software, ma offre anche opportunità di esportazione di hardware e servizi associati.

 

Quella sudafricana può essere considerata un'economia emergente in transizione, dalla struttura fortemente dualistica. Da una parte si ha un sistema produttivo sofisticato e diversificato, con solide basi e buone prospettive di sviluppo. Dall'altra si registra un altissimo tasso di disoccupazione (tra il 26 ed il 40%, secondo i diversi sistemi di calcolo) e la vera e propria esclusione dal mercato di una larga parte della popolazione. Dove il mercato è presente, i livelli qualitativi raggiunti sono elevati e paragonabili a quelli dei più dinamici Paesi emergenti. I servizi finanziari, ad esempio, sono addirittura di livello analogo a quelli dei Paesi industrializzati. In un confronto con gli altri Paesi dell'Africa, il Sud Africa risulta essere il leader economico e politico del Continente.

 

 

La ripartizione della produzione nazionale per aree di attività riflette la struttura di un paese industrializzato. Il settore agricolo è marginale (poco oltre il 3% del PIL), l'industria è una realtà consolidata con circa il 25% del PIL, le attività terziarie arrivano a rappresentare una quota addirittura superiore al 60%. L'apporto del settore primario alla formazione del PIL Sud Africano è dunque piuttosto modesto. Gran parte delle attività sono condotte a livello informale dalla popolazione rurale, ma sono anche presenti molte imprese agricole condotte secondo criteri moderni. Non mancano cooperative di coltivatori che hanno deciso di unire le loro terre per poter accedere a mercati più ampi e a tecnologie avanzate. In termini di valore, i raccolti più importanti sono quelli del mais, della canna da zucchero, del grano.

Si registra una notevole produzione di frutta e di uva, impiegata per produrre vini di ottima qualità (v. riquadro sul settore agro-industriale).

 

 

Settore agro-industriale

Si tratta di un settore che si è guadagnato una indiscutibile fama di qualità nei mercati internazionali, specie per quanto riguarda i prodotti ortofrutticoli, il vino e la birra. Il Sudafrica è uno dei 6 Paesi al mondo riconosciuti come esportatori netti di alimenti e capaci di esportare i prodotti del settore su base regolare.

Le imprese agricole hanno vissuto un enorme aumento delle loro vendite all'estero negli ultimi anni, con prospettive ancora più incoraggianti a seguito dell'entrata in vigore dell'Accordo di libero scambio con l'UE e della futura formazione di un'ulteriore zona di libero scambio all'interno dell'area SADC.

L'alta qualità e la diversità della produzione sudafricana, in gran parte raccolta durante il periodo invernale nell'emisfero boreale, mette il Sud Africa nella posizione di poter sfruttare al meglio la domanda di prodotti freschi da parte dei mercati occidentali.

Merita particolare attenzione l'importantissimo settore vinicolo, che ha saputo sfruttare una ormai secolare tradizione nella produzione di un vino che sta riscuotendo un successo internazionale di enorme rilievo. L'altissima qualità del vino sudafricano ha fatto sì che, nel giro di pochi anni, il Paese risulta essere fra i primi dieci paesi al mondo produttori ed esportatori di vino, con un rapporto qualità-prezzo tra i migliori del mondo. Dal punto di vista italiano, il settore appare importante per la crescente domanda di macchinari necessari ai processi di produzione.

Per quanto riguarda le macchine alimentari, non vi è in loco una produzione significativa, cosicché l'importazione rappresenta una esigenza crescente. Da questo punto di vista, le macchine italiane stanno riscontrando un successo sempre più rilevante, con prospettive promettenti per il futuro.

 

 

Il comparto forestale è molto sviluppato (300 mila ettari statali e 1,4 milioni privati, di cui 53% pino e 39% eucalipto) e fornisce la materia prima ad una fiorente industria del legname e della carta (v. riquadro).

 

 

Settore della carta

Il settore relativo alla produzione di carta e pasta di cellulosa contribuisce alla formazione del PIL sudafricano per circa l'1,5%. Il Sudafrica produce circa 338.000 tonnellate di carta per giornali, 593.000 tonnellate di carta per la scrittura e 1.265.000 tonnellate di carta e cartoni per l'imballaggio. Il Paese è esportatore netto di carta e pasta di cellulosa; dell'intera produzione di carta del 2002, 639.000 tonnellate sono state esportate (il 27% della produzione totale), a fronte di importazioni pari a circa 265.000 tonnellate. L'industria manifatturiera della carta occupa direttamente 13.000 persone e 100.000 indirettamente. I due gruppi principali del settore (che da soli coprono quasi interamente la produzione) hanno saputo creare una struttura integrata anche con il settore forestale, riuscendo a diventare fortemente competitivi anche a livello internazionale.

Il Sudafrica è l'unico paese africano - assieme al piccolo Swaziland - produttore di pasta di cellulosa e carta; a livello mondiale, si colloca al 14° posto fra i produttori di polpa e al 24° per quanto riguarda la carta. Il settore registra da anni una crescita costante, su livelli comparativamente superiori a quelli registrati dal settore a livello mondiale (dal 1970 ad oggi la crescita mondiale media è stata del 3%, rispetto a quella sudafricana pari a circa il 5%). La produzione locale è considerata competitiva sia sul piano della qualità che su quello del prezzo, ciò che ne ha fatto sempre di più un settore votato all'esportazione.

La materia prima per la produzione di carta e polpa è ingente e rende il paese completamente autosufficiente in questo settore. I prodotti sono prevalentemente rappresentati dalla carta da giornale, fazzoletti, cartoni per l'imballaggio.

Le prospettive del mercato sono considerate molto positive, anche grazie all'accelerazione del processo di alfabetizzazione della popolazione dal 1994 in poi e alle prospettive generali di crescita dell'economia. E' inoltre previsto un incremento della domanda estera dell'ordine del 2-3% nei prossimi tre anni.

 

 

L'attività mineraria ha subito nel corso degli ultimi anni un importante processo di diversificazione che ne ha visto ridurre l'importanza relativa. Il Governo persegue, con successo, una strategia di sviluppo dell'industria manifatturiera che possa affiancarsi a quella estrattiva e godere delle materie prime disponibili in loco. Il Sud Africa è, infatti, uno dei Paesi più ricchi di minerali al mondo e le compagnie di estrazione sono importantissime e di notevoli dimensioni. Sono presenti vasti giacimenti di oro, zinco, uranio, platino, piombo, ferro, argento e miniere di diamanti (v. riquadro).

 

 

Settore minerario

Il Sud Africa possiede un'immensa ricchezza nel campo dei minerali, che incide in maniera significativa sia sulla formazione del PIL locale che come percentuale delle riserve mondiali. Nel Paese sono presenti le maggiori riserve al mondo per quanto riguarda oro (35%), platino (55,7%), manganese (80%), cromo (68,3%), titanio (21%), silicati di alluminio (37,4%) e vanadio (44,5%). Il Paese, inoltre, produce una percentuale preponderante a livello mondiale sia di diamanti grezzi ad uso industriale che di diamanti destinati al settore della gioielleria.

Gli investitori interessati alle numerose opportunità offerte dal settore minerario possono trarre vantaggio dall'abbondanza di risorse, di tecnologia e di manodopera altamente specializzate offerte da questo Paese.

Il settore minerario offre inoltre vantaggiose possibilità di investimento per l'industria di trasformazione del ferro, acciaio temprato, acciaio inossidabile, alluminio, platino ed oro, così come per estrazioni minerarie minori quale quella del ferro-cromo.

Circa un terzo dell'attività manifatturiera deriva dal comparto minerario e le esportazioni contribuiscono per circa il 40% all'export sudafricano totale.

 

 

L'industria chimica (v. riquadro) e della lavorazione della plastica è la seconda del Paese per valore aggiunto creato (20,6% del settore manifatturiero) e la prima per tasso di crescita nel quinquennio 1996-2001 (+3,9%).

 

 

Settore chimico

Quello della chimica rappresenta il più vasto settore industriale nell'economia del Sud Africa, con un'incidenza sul PIL industriale tra il 20 e il 25% e di circa il 5 % sul PIL totale. Nel 2002 le vendite di prodotti hanno raggiunto la cifra di 106 miliardi di rand (circa 11 miliardi di dollari).

Il comparto chimico, che ha nel carbone la sua principale fonte di approvvigionamento, è particolarmente forte nel campo dei carburanti di origine sintetica. Storicamente, il settore si è sviluppato attorno alle esigenze del comparto minerario, per poi espandersi ad altri settori particolarmente adatti anche all'esportazione.

L'industria chimica sudafricana prospera grazie ad una domanda interna significativa, associata ad una posizione ideale per l'espansione in Africa e verso mercati quali il Sud America e l'Asia. L'impegno del Governo sudafricano al fine di un potenziamento delle esportazioni dei prodotti chimici è particolarmente forte ed è anche grazie a questo elemento che negli ultimi dieci anni le esportazioni sono aumentate di ben otto volte.

Si tratta, pertanto, di uno dei settori trainanti dell'economia sudafricana che offre vaste opportunità agli investitori stranieri, specie per quanto riguarda l'industria agrochimica, farmaceutica, di prodotti per la casa e vernici. Peraltro, nonostante l'intervento negli ultimi anni di investitori stranieri, il settore continua ad essere dominato dalle compagnie locali.

 

 

Segue l'industria alimentare (17,5%) e quella dei mezzi di trasporto, nella quale è predominante il settore dell'auto (v. riquadro). Quest'ultima ha registrato una crescita continua dal 1996 al 2000, realizzando un incremento del 3,8% nell'arco dei cinque anni. Ciò è stato possibile grazie alla presenza di numerose società multinazionali dell'automobile, attratte dagli incentivi del Governo a stabilire nel Paese la loro produzione per il mercato locale ma anche per l'esportazione. La FIAT, ad esempio, ha aperto nel giugno 1999 uno stabilimento nel quale vengono assemblate le sue "world car", destinate ai mercati di altri Paesi emergenti.

 

 

Settore delle autovetture

Si tratta di uno dei settori più dinamici dell'economia sudafricana, sia per quanto riguarda l'incidenza sulla formazione del PIL (6,3% nel 2002), sia come crescente voce dell'export (circa 84.000 auto esportate nel 2002, con un incremento rispetto all'anno precedente di oltre il 50%). Sempre nel 2002, la vendita di veicoli ha raggiunto 362.184 unità. Il settore, fra assemblaggio, produzione e distribuzione, occupa attualmente circa 300.000 persone. Negli ultimi anni le esportazioni di auto sono cresciute ad un ritmo medio del 38%, mentre quelle relative ai componenti hanno registrato un incremento del 32%.

Il governo ha emanato nel 1995 un provvedimento legislativo ad hoc (denominato Motor Industry Development Plan) teso a rendere il settore competitivo a livello internazionale. Il provvedimento prevedeva lo sviluppo e l'incoraggiamento della produzione o assemblaggio locale, incentivando le compagnie disposte a produrre in loco con forti sconti sui dazi all'importazione di parti staccate di veicoli e con incentivi per incoraggiare l'esportazione dei prodotti.

Vi sono attualmente circa 300 società legate direttamente alla produzione di componenti per auto e altre 200 legate indirettamente. Il Sudafrica è diventato negli ultimi anni non solo un esportatore di auto finite, ma anche di componenti quali convertitori catalitici, pneumatici, sedili, silenziatori, marmitte. Il tasso di crescita delle esportazioni dell'intero settore è stato particolarmente sostenuto negli ultimi dieci anni e le prospettive per il futuro sono considerate molto promettenti. L'export è per il 70% diretto in Europa, con la Germania e il Regno Unito quali principali acquirenti.

Otto fra le maggiori case automobilistiche del mondo hanno stabilimenti di produzione o assemblaggio in Sudafrica (oltre alla FIAT, qui giunta nel 1998 e di cui si parlerà nel capitolo dedicato alle relazioni commerciali fra Italia e Sud Africa, vi sono BMW, Daimler Chrysler, Delta Motor Corporation, Ford, Nissan, Toyota e Wolkswagen). Grazie al più volte menzionato African Growth Opportunity Act (A.G.O.A.) che permette dal 2001 l'ingresso negli USA a tariffa zero dei prodotti sudafricani, l'export di questo settore verso gli USA è aumentato in un solo anno di quasi il 400%.

Nonostante le dimensioni relativamente piccole del mercato locale, il settore punta principalmente sulle esportazioni, grazie anche al fatto che è uno dei pochi paesi a produrre auto con la guida a destra. Il settore può inoltre contare su un accesso in loco alle principali materie prime necessarie a prezzi competitivi, energia elettrica a basso costo, infrastrutture di ottimo livello sia nei trasporti che nelle telecomunicazioni.

 

 

Una menzione particolare va fatta per la produzione tessile (v. riquadro). Nonostante sia un settore importante (oltre il 5% della manifattura), esso ha registrato un forte declino negli ultimi anni.

 

 

Settore tessile e dell'abbigliamento

Il settore tessile e dell'abbigliamento sudafricano produce beni di qualità medio alta destinati sia al mercato locale che a quello internazionale. Nonostante le difficili condizioni derivanti dalla agguerrita concorrenza di altri paesi emergenti, questo settore industriale ha avuto un certo successo nello sviluppo di prodotti di nicchia. Il Sud Africa è fra i maggiori produttori mondiali di fibre di lana, in gran parte esportate, fibre di poliestere e prodotti filati a mano. L'industria tessile sudafricana è la sesta in termini di impiego di manodopera nel settore manifatturiero e l'undicesima per quanto riguarda l'esportazione di prodotti manufatti. Dopo il settore minerario, quello tessile è il secondo utilizzatore di energia elettrica in Sud Africa.

Vi sono oltre 300 industrie tessili in Sud Africa che producono abbigliamento intimo, maglieria e tessili industriali. Il numero complessivo di lavoratori impiegati in tale settore è di circa 124.000.

Nel corso del 2002, il settore tessile ha mostrato segni di ripresa dopo la recessione degli anni '98-99. Sono stati effettuati ingenti investimenti al fine di rendere l'industria locale competitiva a livello internazionale, con anche la creazione di gruppi fortemente orientati all'esportazione.

L'Accordo per il libero scambio tra Sud Africa ed Unione Europea, entrato in vigore il 1 gennaio 2000, permetterà - nell'arco di sei anni - un accesso preferenziale graduale in Europa alla produzione tessile locale. Inoltre, l'African Growth and Opportunity Act (AGOA) permette, a partire dal 2001, l'introduzione a tariffa zero dei prodotti tessili sudafricani nel mercato statunitense fino al 2008. Specie grazie a questi due accordi, il Sud Africa dispone di mercati di sbocco praticamente illimitati ai suoi prodotti tessili ciò che, unito alla disponibilità di manodopera altamente qualificata e al ridotto costo delle materie prime, rende particolarmente attraenti eventuali investimenti italiani in questo settore.

 

 

Le società operanti nel settore dei servizi, in crescita continua negli ultimi anni, hanno raggiunto livelli qualitativi pari a quelli riscontrabili nei Paesi industrializzati. I settori finanziario e bancario sono solidi e moderni. Nel commercio si rileva la presenza di un buon numero di catene distributive che operano su tutto il territorio nazionale con standard molto elevati, seguendo schemi di sviluppo e gestione di stampo statunitense. Il turismo è una realtà importante ma ancora non sufficientemente sviluppata se si pensa all'enorme potenziale che il Sud Africa possiede in questo settore (v. riquadro).

 

 

Settore turistico

Tenuto conto della grande bellezza paesaggistica, del clima piacevole e della affascinante diversità culturale, non ci si può sorprendere se il Sudafrica si è rapidamente trasformato in una delle più ambite mete turistiche. Il Paese dispone di infrastrutture del settore di alto livello, di sotto-settori particolarmente attraenti quali l'eco-turismo, i safari fotografici, gli itinerari gastronomici e vinicoli, il turismo d'avventura, lo sport, per citarne solo alcuni.

L'industria turistica sudafricana produce un reddito pari a circa 10 miliardi di dollari l'anno, un importo destinato a crescere rapidamente. La crescita del settore turistico è stata costante e significativa negli ultimi anni ed il suo contributo al PIL totale sudafricano è passato dal 4% del 1995 all'8,2% del 1999 e si prevede che tale percentuale raggiungerà l'11% nei prossimi tre anni. Le entrate del settore rappresentano la terza fonte di valuta pregiata. Inoltre, va sottolineato che l'industria turistica da anni ormai costituisce uno dei pochi settori economici sudafricani in grado di creare posti di lavoro. Secondo molte previsioni, il settore turistico diventerà nei prossimi dieci anni quello maggiormente in grado di assorbire manodopera ed uno dei maggiori contributori al PIL nazionale.

Pur presentando, come già sottolineato, infrastrutture di buon livello, vi sono enormi opportunità di espansione, sia a livello di grandi investimenti, che di attività dei tour operator.

L'Organizzazione Mondiale del Turismo ha classificato il Sud Africa alla 25a posizione fra le mete turistiche internazionali (nel 1990 ricopriva la 55a posizione).

Per quanto riguarda il flusso turistico dall'Italia, in base agli ultimi dati disponibili, nel 2001 i nostri turisti che hanno visitato il Sud Africa sono stati circa 37.000, cifra che sembrerebbe essere aumentata significativamente nel corso del 2002. E' dall'Europa che proviene il maggior flusso di turisti in Sud Africa, in particolare britannici, tedeschi, olandesi, francesi ed italiani.

 

 

In termini comparativi, a livello mondiale, il Sud Africa si colloca fra le prime trenta economie per dimensioni del PIL (104,2 miliardi di dollari nel 2002) e fra le prime cinquanta per PIL pro-capite (2.385 dollari l'anno nel 2002. Sull'evoluzione del PIL pro-capite, v. grafico 2).

 

 

 

Nel Paese la distribuzione della ricchezza è fortemente sperequata. Solamente il Brasile presenta una maggiore differenza fra il reddito della parte più ricca della popolazione e quello della parte più povera. La riduzione di questo divario costituirà una priorità per il Governo nei prossimi anni, che dovrà necessariamente adottare efficaci misure redistributive del reddito. Se, infatti, il paese ha potuto godere fino ad oggi di una sostanziale pace sociale, grazie all'altissima popolarità di cui gode il governo dell'African National Congress, va comunque rilevato che la popolazione comincia a mostrare sempre più segnali di impazienza di fronte alla lentezza dei miglioramenti sociali che si sono pur registrati dal 1994 in poi.

 

3. I grandi gruppi economici

L'economia del Sud Africa è caratterizzata dalla presenza di grandi gruppi economici perfettamente in grado di muoversi nel contesto delle relazioni economiche internazionali e con un alto grado di efficienza. Tenuto conto che oltre il 50% del PIL sudafricano è legato al settore estero, l'influenza del contesto economico internazionale sulle imprese sudafricane è assai rilevante. Dopo la fine dell'embargo internazionale e la conseguente apertura del Sud Africa alle relazioni commerciali internazionali, i grandi gruppi economici sudafricani hanno dovuto improvvisamente confrontarsi con un'assai maggiore concorrenza, riuscendo peraltro in pochi anni a ristrutturarsi e a mettersi nelle condizioni di poter competere.

Pur essendo necessari ulteriori sforzi nel futuro, in generale si può dire che le imprese sudafricane sono riuscite a produrre beni e servizi per il mercato interno in forma assai competitiva, oltre ad aver effettuato considerevoli sforzi per diversificare le esportazioni al fine di una minore dipendenza dall'export di materie prime.

In particolare, la forte dipendenza dell'esportazione dell'oro ha subito un notevole ridimensionamento che ha portato alla riduzione da circa il 50% nei primi anni '80 all'attuale 15% della quota rappresentata da tale minerale nel volume globale dell'export. Il ruolo fondamentale svolto dai grandi gruppi privati sudafricani ha spinto il Governo ad adottare misure per favorirne la competitività internazionale e la loro espansione. Di conseguenza, il settore delle grandi imprese continua a rappresentare la spina dorsale di questo sistema economico, con un assorbimento di circa il 65% della forza lavoro sudafricana e con la formazione di oltre il 40% del risparmio globale nazionale. In altri termini, sarà proprio questo settore a rappresentare nei prossimi 10-15 anni l'opportunità maggiore per quanto concerne l'aumento dei tassi di risparmio, dell'investimento e dell'innovazione tecnologica.

 

4. Infrastrutture

Le infrastrutture di base sono fortemente sviluppate e di ottimo livello, nettamente al di sopra degli standard africani e paragonabili, in molti casi, a quelle europee. Il Sud Africa produce circa il 50% dell'energia elettrica generata in tutta l'Africa usando in gran parte il carbone, del quale possiede ampi giacimenti. Una centrale nucleare è operativa nei pressi di Città del Capo, testimone dell'alto grado di sviluppo tecnologico del Paese.

Occorre sottolineare che il Sud Africa dispone di riserve di uranio che garantiscono l'autosufficienza energetica nel lungo periodo, anche quando le riserve di carbone saranno esaurite o la loro estrazione diverrà antieconomica. La fornitura di acqua incontra numerosi ostacoli a causa della natura erratica delle precipitazioni e della lontananza delle riserve idriche dalle zone dove il fabbisogno è più elevato. Per regolare i flussi dei corsi d'acqua, altamente variabili, sono state costruite numerose dighe. I progressi compiuti nella gestione delle riserve permettono di assicurare la fornitura d'acqua necessaria alle sei province centrali (che registrano le precipitazioni più basse) per i prossimi dieci anni.

Il moderno sistema dei trasporti sudafricano ha un ruolo importante per l'economia nazionale e per quella di altri Stati africani. Diversi Paesi dell'Africa Australe utilizzano le infrastrutture sudafricane per i loro traffici commerciali. Sforzi considerevoli dovranno essere indirizzati alla realizzazione di efficienti sistemi di trasporto pubblico nelle grandi città che ne sono, al momento, totalmente sprovviste. Linee di autobus e ferrovie metropolitane dovrebbero sostituire l'attuale informale e pericoloso sistema di taxi collettivi. Il Paese può contare su 58.000 km di strade asfaltate e le ferrovie si snodano per circa 36.000 km. Se si confrontano i dati del Sud Africa con quelli degli altri Stati Africani si può rilevare che la rete stradale asfaltata è 15 volte più estesa della media africana e quella ferroviaria 10 volte.

La rete telefonica sudafricana, al 95% digitale, copre l'intero territorio nazionale e costituisce la spina dorsale di tutte le telecomunicazioni del Paese. La compagnia nazionale Telkom SA (parzialmente privatizzata) offre i più moderni servizi telefonici disponibili nei Paesi industrializzati in tutto il territorio nazionale e possiede un network di cavi a microonde per la diffusione dei programmi televisivi. Inoltre, sono stati stesi cavi a fibra ottica fra le maggiori città e all'interno degli stessi centri urbani.

La rete di telefonia cellulare, inaugurata nel 1994, copre efficientemente il territorio e conta attualmente tre operatori. Carente, ma in fase di sviluppo, appare invece l'edilizia popolare, verso la quale sono convogliate consistenti risorse per le cosiddette "low-cost housing" (dal 1994 ad oggi sono state costruite oltre un milione di nuove unità) e per le relative infrastrutture.

 

5. Sviluppo tecnologico

L'autarchia scaturita dal regime dell'apartheid e la conseguente specializzazione in taluni settori tradizionali (armamenti, minerario, chimico, ecc.) hanno storicamente favorito lo sviluppo dell'industria elettronica in Sud Africa, specie nella ricca provincia del Gauteng (ove si trovano le città di Johannesburg e Pretoria). Su questa base, in tempi più recenti, si è innestato un enorme sviluppo dell'informatica, creando talune nicchie di eccellenza, come nel caso della gestione di software e di talune applicazioni nel campo delle telecomunicazioni. In questo ultimo ambito il Sud Africa vanta un significativo posizionamento nel campo televisivo-satellitare e radiofonico, nonché nei mass media in generale, con copertura anche di altri Paesi africani.

Esistono alcuni Enti nazionali per la promozione della ricerca scientifica: il Council for Scientific and Industrial Research (CSIR), the National Research Foundation e l'Advisory Council on Innovation, che forniscono al Governo consulenze in materie scientifiche e tecnologiche.

 

6. I punti deboli dell'economia

Già in precedenza si è accennato ai punti deboli dell'economia sudafricana. Da un punto di vista strutturale, i problemi sono rappresentati dall'altissimo livello della disoccupazione, dalla assai scarsa preparazione professionale della forza lavoro, da livelli storicamente troppo ridotti del risparmio e degli investimenti (v. grafici 3 e 4), da una situazione sociale assai arretrata e quindi densa di incognite, da un sistema delle esportazioni ancora poco diversificato e fortemente concentrato sull'export di materie prime, dalla crescente influenza negativa esercitata sull'economia dall'AIDS, la cui diffusione in Sud Africa ha assunto in questi anni dimensioni davvero allarmanti (secondo le statistiche della Banca Mondiale, la percentuale della popolazione adulta malata di AIDS si aggirerebbe attorno al 20%).

 

 

 

Per quanto riguarda la disoccupazione, essa rappresenta probabilmente il problema principale che il governo dovrà affrontare nei prossimi anni. I dati ufficiali indicano che il 26,7% della popolazione attiva non ha un lavoro. Se si includono i lavoratori scoraggiati, quelli cioè che non hanno cercato un impiego nel mese precedente all'indagine, si arriva al dato, più realistico, di quasi il 40%. Ridurre queste cifre sarà molto difficile nel breve periodo perché le tecniche di produzione adottate, come già da tempo accade nei Paesi industrializzati, sono sempre più intensive in capitale e risparmiatrici di manodopera. Esse hanno permesso di aumentare notevolmente la produttività del lavoro ma, allo stesso tempo, a causa di una crescita non altrettanto forte della produzione complessiva, hanno determinato una riduzione marcata dell'occupazione in tutto il settore secondario. Inoltre, moltissime imprese ed enti pubblici, nel quadro di strategie che mirano ad accrescerne l'efficienza, stanno riducendo il personale. Questi due fenomeni possono spiegare il continuo declino dell'occupazione che si è avuto dai primi anni novanta nonostante una crescita economica che - seppur non sostenuta - è stata pressoché costante. L'inversione della tendenza appare lontana.

Sarà quindi compito del governo adottare tutte le misure adeguate a far sì che la piaga della disoccupazione non divenga nel lungo periodo fonte di instabilità interna. Attualmente non ci sono segni che lasciano presagire gravi disordini. Basti pensare al fatto che il numero di giorni-lavoro persi per scioperi è in continuo calo dal 1993. Per comprendere come possano coesistere pace sociale e altissimi tassi di disoccupazione si deve tenere conto dell'esistenza di un vasto settore informale, sostegno di una buona parte della popolazione.

Per quanto riguarda la questione dei bassi livelli di risparmio ed investimenti, essa costituisce probabilmente uno degli aspetti più negativi dell'economia sudafricana, con la principale conseguenza di una ridotta capacita` di finanziamento del capitale fisso. Alla tradizionale scarsa capacità di risparmio della popolazione, dovuta principalmente alla presenza di vasti strati sociali che vivono al di sotto della soglia di povertà, si è unita una assai scarsa capacità di risparmio da parte del settore pubblico. La conseguenza di tale situazione è che il tasso di risparmio medio sudafricano è rimasto attorno al 15% per tanti anni, cioè ad un livello nettamente inferiore rispetto a quello considerato necessario per garantire un soddisfacente finanziamento di capitale fisso con risorse interne (per una comparazione fra il tasso di risparmio sudafricano e quello delle altre economie emergenti, v. grafico 5).

 

 

Nel periodo 1994-2002 il tasso medio di formazione del capitale fisso si è attestato attorno al 16%, rispetto ad un valore di oltre il 25% registrato mediamente dalle cosiddette economie emergenti. Per riempire questo gap, il Governo sta tentando di adottare da alcuni anni misure di diversa natura per incoraggiare un maggiore flusso di investimenti dall'estero, oltre a concentrare gli sforzi per una maggiore destinazione delle risorse pubbliche al finanziamento di investimenti produttivi.

Al fine di divenire una destinazione privilegiata di investimenti produttivi dall'estero, il Governo ha avuto innanzitutto il merito di ottenere in pochi anni un sostanziale equilibrio macroeconomico attraverso la realizzazione di politiche economiche coerenti e stabili. Nonostante ciò e nonostante alcuni dati incoraggianti sugli investimenti provenienti dall'estero degli ultimi anni (v. grafico 6), il flusso complessivo continua ad essere nettamente insufficiente, a causa principalmente di due fattori: da una parte vi sono notevoli difficoltà create in Sud Africa dal mercato del lavoro, caratterizzato da una fortissima scarsità di manodopera specializzata e da un netto surplus di lavoro non specializzato.

 

 

 

 

Oltre a ciò, alcuni provvedimenti legislativi adottati negli anni passati col giustificato intento di migliorare le condizioni di lavoro delle classi meno abbienti hanno di fatto reso il mercato del lavoro particolarmente rigido, rendendo di conseguenza le imprese private estremamente prudenti nell'effettuare nuove assunzioni.

Assieme al fattore lavoro, concorrono a frenare gli investimenti dall'estero le aspettative prevalentemente negative dagli investitori internazionali rispetto all'economia sudafricana; questi infatti, pur in presenza di una situazione politica ed economica stabile, di un sistema finanziario ed infrastrutturale di alto livello, di un tasso tecnologico molto elevato, ecc., considerano ancora la situazione sudafricana troppo influenzata da variabili extra-economiche, quali i processi di integrazione della popolazione di colore nell'ambito economico (il cosiddetto black empowerment), gli allarmanti livelli di criminalità, la spaventosa diffusione dell'AIDS, la situazione di forte instabilità politica ed economica nel vicino Zimbabwe, per citare solo le maggiori. In altri termini, il passaggio dal regime dell'apartheid ad un sistema democratico sta avendo ancora una serie di conseguenze sul piano sociale ed economico che rendono il sistema sudafricano ancora poco comprensibile e appetibile per gli investitori internazionali.

 

7. La congiuntura economica attuale

L'economia sudafricana ha dato nel corso del 2003 segnali piuttosto contraddittori. Da un punto di vista generale, quattro sono state le variabili significative che hanno dettato l'andamento economico di questo Paese: 1) conferma della forte rivalutazione del rand registrata nel 2002; 2) marcata riduzione dei tassi di interesse nel secondo semestre dell'anno; 3) riduzione drastica del tasso di inflazione; 4) sostanziale rallentamento del tasso di crescita economica.

Per quanto riguarda la moneta locale, la rivalutazione rispetto al dollaro del 40% registrata nel corso del 2002 è stata confermata da una ulteriore rivalutazione di circa il 28% nel 2003, ciò che ha portato la relazione rand/dollaro a valori di oltre quattro anni orsono. Le cause di tale tendenza sono sostanzialmente due: l'esistenza di tassi di interesse molto elevati rispetto alle altre piazze finanziarie internazionali che ha, a sua volta, innescato un massiccio ingresso dall'estero di capitali di portafoglio al fine di lucrare sul differenziale dei tassi; forte apprezzamento dei corsi di alcune importanti materie prime esportate dal Sud Africa, in primo luogo oro e platino.

La rivalutazione del rand è andata ben oltre le aspettative sia del settore pubblico che privato sudafricani, trasformandosi nella seconda parte del 2003 in un vero e proprio ostacolo allo sviluppo. Non bisogna infatti dimenticare che quella sudafricana è una economia fortemente export oriented. La forza della moneta locale ha di fatto messo in profonda crisi il settore delle esportazioni, che da solo contribuisce per quasi il 30% al PIL sudafricano. In particolare i settori minerario e manifatturiero hanno sofferto enormemente della maggiore difficoltà ad esportare, con conseguenze che si stanno facendo sentire anche sul piano occupazionale.

 

 

 

A partire dal giugno 2003, la Reserve Bank ha iniziato a prendere particolarmente sul serio la rivalutazione della moneta locale, inaugurando una decisa politica di riduzione dei tassi di interesse al duplice scopo di frenare l'ingresso dei capitali di portafoglio dall'estero e ridare respiro agli investimenti e alla domanda interna. In soli sei mesi il tasso di sconto è stato ridotto in diverse tappe di 5,5 punti, passando dal 13,5 all'8% (i tassi commerciali delle banche sono così passati dal 17 all'11,5%). Tale politica è stata anche resa possibile dalla contemporanea drastica riduzione dell'inflazione, passata da un tasso tendenziale a due cifre all'inizio dell'anno (11%) al 4% del mese di novembre, con il risultato di una inflazione media nel 2003 del 6,9%, cioè molto vicina allo storico obiettivo delle autorità economico-finanziarie di una inflazione tra il 3 ed il 6%. Gran parte del successo nella lotta all'inflazione è dovuto proprio alla rivalutazione del rand, che ha coinciso durante il 2003 con una drastica riduzione del costo delle importazioni, in particolare il petrolio, di cui il Sud Africa è totalmente dipendente dall'estero.

La parallela riduzione dei tassi di interesse e del livello dei prezzi non ha peraltro avuto fino ad ora riflessi particolarmente significativi sulla moneta locale la quale, pur avendo subito una modesta flessione all'inizio del 2004, rimane comunque fortemente sopravvalutata. In effetti, proprio la riduzione dell'inflazione ha reso in gran parte vano il tentativo della Reserve Bank di ottenere una riduzione dello spread fra tassi di interesse e tasso di inflazione; in altri termini, il guadagno reale degli investitori internazionali è rimasto sostanzialmente invariato poiché, a cospicui tagli del tasso di interesse, sono corrisposti altrettanto cospicue riduzioni del livello dei prezzi. La difficoltà nell'ottenere la tanto agognata svalutazione della moneta locale ha ormai spinto le autorità economiche a considerare nel breve-medio periodo inevitabile una moneta forte ed a cercare, quindi, incentivi alla crescita economica più sul mercato interno che su quello estero. Importanti settori produttivi che hanno sofferto durante il 2003 sia per la menzionata difficoltà a esportare sia per gli elevati tassi di interesse, stanno ora mostrando qualche segno di ripresa, in particolare quelli delle auto e dei beni durevoli.

Si tratta, evidentemente, dei settori che più risentono del costo del denaro e che sono quindi pronti a rimettersi in moto non appena quest'ultimo viene significativamente ridotto, come accaduto negli ultimi mesi. Peraltro, tali segni non sono stati sufficienti a compensare la vera e propria crisi produttiva registrata in particolare nei primi mesi del 2003, con il risultato che la crescita globale del PIL sudafricano prevista all'inizio del 2003 come intorno al 3%, ha di fatto appena raggiunto il 2%. Al quadro sopra descritto occorre aggiungere un breve accenno ai conti pubblici e alla bilancia dei pagamenti. Per quanto riguarda il primo aspetto, l'equilibrata gestione del bilancio pubblico realizzata negli ultimi anni ha fatto sì che l'assai ridotto livello del deficit pubblico (1,4% rispetto al PIL nel 2002) ha permesso la realizzazione di politiche fiscali moderatamente espansive, che hanno senza dubbio contribuito sia a rendere meno severa la scarsa crescita economica, sia a continuare nella difficile opera di redistribuzione del reddito a favore delle larghe fasce di poveri ancora presenti in Sud Africa.

Nonostante una spesa pubblica cresciuta di quasi il 7% nel 2003, il deficit è rimasto sotto la quota del 3% rispetto al PIL (2,6%), ciò che permetterà di continuare anche nel 2004 con manovre fiscali dall'accento espansivo (con un deficit che dovrebbe raggiungere il livello del 3,1% del PIL). Per quanto riguarda i conti con l'estero, la difficoltà delle esportazioni ha causato per la prima volta da parecchi anni un moderato deficit della bilancia commerciale, più che compensato - sul piano della bilancia dei pagamenti nel suo complesso - dal menzionato forte ingresso di capitali di portafoglio dall'estero. In buona sostanza, anche alla luce del deficit commerciale, i conti con l'estero del Sud Africa non destano particolari preoccupazioni, tanto più in previsione di una svalutazione del rand che prima o poi dovrà comunque realizzarsi. Gli osservatori economici guardano al 2004 con moderato ottimismo. Bassi livelli di inflazione, probabile svalutazione del rand, effetti della forte riduzione dei tassi di interesse avvenuta nella seconda parte dell'anno passato e primi segnali positivi di un maggior dinamismo dell'economia internazionale sono tutti elementi che fanno ben sperare per una sostanziale riattivazione dell'economia ed, in particolare, del settore manifatturiero.

A grandi linee, l'economia sudafricana dovrebbe registrare nel corso del 2004 una crescita di poco superiore al 3%, nel quadro di un'inflazione su valori attorno al 5%, di conti pubblici e con l'estero in sostanziale equilibrio e, purtroppo, con un livello di disoccupazione che dovrebbe rimanere fermo sugli altissimi tassi registrati in questi anni.

 

 

 

 

8. Conclusioni

Come descritto in questo capitolo, il sistema economico di questo Paese presenta caratteristiche che ne fanno un caso a parte nel contesto africano. La sua particolare storia sociale e politica ha avuto come conseguenza la creazione - sul piano economico - di un Paese a due volti; uno dalle caratteristiche paragonabili agli standard occidentali e, l'altro, con peculiarità tipicamente africane.

La classe dirigente, arrivata democraticamente al potere nel 1994, ha dunque dovuto affrontare l'enorme sfida di mettere assieme questi due Paesi, cercando di individuare un insieme di politiche e strategie adeguate da una parte a mantenere gli "aspetti occidentali" e, dall'altra, a promuovere quelli africani. Questa enorme sfida ha innescato nel mondo degli investitori internazionali un clima di sostanziale attesa, pur nella consapevolezza delle grandi opportunità che questo sistema economico è in grado di offrire. Un volume significativo di investimenti dall'estero si è già verificato nel corso di questi anni, ma esso è tuttavia ancora insufficiente a bilanciare le grandi difficoltà degli investitori interni.

Da una parte, il Sud Africa rappresenta l'unica realtà economica dinamica dell'Africa sub-sahariana, producendone gran parte del PIL e assorbendone gran parte del commercio; dall'altra, le variabili extra-economiche cui abbiamo accennato in questo capitolo costituiscono ancora un forte elemento di incertezza in grado di attenuare in maniera significativa le doti di attrazione esercitate da questa economia. Solo una coerente politica di governo quale quella mostrata fino ad ora, specie nel settore economico, potrà gradualmente contribuire all'affievolimento di questo grado di incertezza e al conseguente aumento delle risorse provenienti dall'estero, cui dovranno affiancarsi migliori "performances" nelle misure di promozione sociale della popolazione e una migliore capacità di spesa da parte del Governo.

 

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